Un nuovo caso scuote la politica veneta: emergono presunti legami tra la ‘ndrangheta e alcuni candidati di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni regionali in Veneto. Secondo le ricostruzioni riportate, il collaboratore di giustizia Domenico Mercurio avrebbe dichiarato che negli ultimi anni esponenti della criminalità organizzata calabrese avrebbero sostenuto politicamente alcune figure del centrodestra oggi nelle liste del partito di Giorgia Meloni. Tra i nomi più citati figura Elio Nicito, indicato come vicino alla famiglia Vrenna, che secondo le accuse avrebbe chiesto a Mercurio di appoggiare David Di Michele, considerato il candidato più forte di Fratelli d’Italia a Verona.
Un passaggio chiave della vicenda riguarda una presunta cena del 2012 a casa del consigliere regionale uscente Stefano Casali, vicino a Nordio, durante la quale sarebbe stato definito un patto di sostegno elettorale con la ‘ndrangheta. Casali ha smentito che la cena sia mai avvenuta, ma un testimone avrebbe confermato la sua presenza, alimentando dubbi e polemiche sul coinvolgimento diretto dei politici nelle trattative con la criminalità organizzata. Secondo Mercurio, gli accordi tra politica e ‘ndrangheta miravano a garantire sostegno elettorale e visibilità politica a determinati candidati, rafforzando il loro ruolo nel panorama locale.
La vicenda solleva interrogativi sulla trasparenza delle campagne elettorali in Veneto e sulla possibilità di infiltrazioni mafiose nel sistema politico regionale. La presunta influenza della ‘ndrangheta sulle candidature di Fratelli d’Italia mette in evidenza la delicatezza dei rapporti tra politica e criminalità organizzata, alimentando il dibattito sul controllo dei finanziamenti e sulla necessità di regole più rigorose per garantire elezioni limpide.
I diretti interessati hanno respinto le accuse, sottolineando l’assenza di riscontri giudiziari e negando qualsiasi rapporto con esponenti mafiosi. Nonostante le smentite, la vicenda continua a occupare l’attenzione mediatica e politica, richiamando l’attenzione sull’importanza dei controlli e della trasparenza nella gestione delle candidature e dei sostegni elettorali. Il caso mette in luce anche il ruolo dei collaboratori di giustizia nel fornire testimonianze su possibili intrecci tra criminalità organizzata e politica locale.
