Una tragedia che getta luce sulle difficoltà e sulla disperazione dei lavoratori più vulnerabili. Un uomo di 36 anni, originario del Bangladesh e impiegato come magazziniere, si è tolto la vita a Ventimiglia, nel greto del fiume Roja, un’area spesso frequentata dai migranti.
Il suo corpo è stato rinvenuto martedì mattina dalle forze dell’ordine, che in un primo momento avevano ipotizzato un omicidio a causa di una profonda ferita da taglio alla gola e della presenza di un taglierino non lontano dal cadavere.
La Svolta: L’Ipotesi del Suicidio Legato alla Perdita del Lavoro
Le successive indagini hanno rapidamente escluso la pista omicidiaria, indirizzando gli investigatori verso l’ipotesi del suicidio. Il drammatico gesto sarebbe stato la conseguenza di un profondo stato di disperazione legato alla perdita del lavoro.
Gli amici del 36enne hanno fornito un quadro chiaro e toccante del suo stato d’animo. Il magazziniere sarebbe stato licenziato appena il giorno prima dal negozio di articoli per la casa dove lavorava da circa un mese.
“Era stato licenziato perché malato. Aveva già quarant’anni e nelle sue condizioni temeva di non trovare più alcun lavoro, era disperato.”
— Amici del defunto
L’uomo, che in Bangladesh aveva lasciato moglie e un figlioletto, avrebbe temuto di non essere più in grado di sostenere economicamente la sua famiglia, sentendosi intrappolato in una situazione senza via d’uscita a causa delle sue condizioni di salute e della sua età.
La vicenda ha lasciato un forte turbamento nella comunità locale, portando l’attenzione sul precariato lavorativo e sulle pressioni che possono spingere a gesti estremi in contesti di fragilità sociale ed economica.
