Allarme Fuorisede: L’Affitto Divora Metà dello Stipendio dei Calabresi al Nord

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Milano Inaccessibile, Rischio Povertà per i Lavoratori Pendolari

La migrazione interna per motivi di lavoro si conferma una strada in salita per i meridionali, in particolare per i calabresi fuorisede. L’ultimo studio della Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (CNA) mette in luce un dato allarmante: per i lavoratori calabresi pendolari, l’onere dell’affitto arriva a divorare in media la metà del salario mensile, rendendo precarie le condizioni economiche.

L’analisi della CNA rivela un forte divario territoriale che penalizza duramente i lavoratori provenienti dal Sud, la cui permanenza fuori regione si traduce in un sacrificio finanziario insostenibile. Con circa 750mila lavoratori pendolariprovenienti dal Mezzogiorno – con Campania e Calabria in testa – il fenomeno del “salario divorato” è una realtà che coinvolge centinaia di migliaia di famiglie.

Il Caro Affitti: Milano al 65%, Carissima Anche Firenze e Roma

Lo studio sottolinea come in alcune delle principali città del Nord Italia, i salari, sebbene più alti rispetto al Sud, non riescano a compensare il carovita, spazzando via ogni potenziale beneficio economico.

La città simbolo di questa inaccessibilità è Milano. L’affitto medio per un alloggio nel capoluogo lombardo si aggira intorno ai 1.100 euro mensili, una cifra che incide per circa il 65% sullo stipendio netto di un operaio calabrese.

La situazione è critica anche in altre grandi città, che figurano tra le più care per l’alloggio, come Firenze e Roma, dove i prezzi elevati degli affitti rendono estremamente difficile l’accumulo di risparmi. Ad esempio, la CNA riporta che un operaio calabrese che lavora a Vicenza e percepisce uno stipendio netto di circa 1.732 euro, ne paga 838 per l’alloggio, una percentuale altissima.

Il Paradosso Sud: Salari Bassa, Costo della Vita Basso

Il problema, evidenzia la CNA, risiede nel marcato squilibrio tra salari risicati nel Sud e il costo elevato dell’alloggionelle metropoli settentrionali.

“Al Sud la vita è meno cara che al Nord, ma i salari sono più risicati,” si legge nello studio. Mentre affitti e costo della vita sono più accessibili nelle regioni meridionali, la mancanza di opportunità di lavoro costringe i lavoratori a un pendolarismo settimanale che, sommato a spese per vitto, bollette e viaggi di andata e ritorno, spesso “si porta via un intero stipendio”, trasformando il lavoro lontano da casa in un ciclo di sacrifici continui.

L’associazione lancia un monito sulla necessità di politiche che mirino a riequilibrare il costo della vita e il potere d’acquisto, per evitare che la migrazione lavorativa si traduca in una condanna a una povertà lavorativa per molti cittadini del Mezzogiorno.