di Umberto Zollo
Oltre 250 reperti archeologici di epoca apula, etrusca, umbra, messapica e romana sono tornati allo Stato dopo più di trent’anni. La cerimonia di restituzione si è svolta il 7 ottobre 2025, nella cornice di Palazzo Chiablese, sede della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Torino.


Il ritrovamento e la restituzione di questo straordinario corpus di opere sono il risultato di un lavoro congiunto tra Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Torino, la Soprintendenza, l’Avvocatura Distrettuale dello Stato e il Tribunale di Torino, con il contributo decisivo della collaborazione degli eredi del detentore originario.
I reperti erano stati sequestrati nel 1991 durante un’indagine su scavi clandestini in Toscana. Il procedimento giudiziario si era poi chiuso con l’estinzione del reato per morte del reo, lasciando i beni sotto sequestro e affidati agli eredi.
Nel 2024, i familiari dell’uomo, ancora formalmente custodi giudiziari, hanno contattato la Soprintendenza torinese per chiarire la posizione dei reperti. Da lì è partita una ricostruzione accurata della vicenda, che ha confermato come gli oggetti, in buono stato di conservazione, fossero ancora vincolati dal sequestro originario.



In un gesto di responsabilità e consapevolezza, gli eredi hanno deciso di restituire spontaneamente i reperti allo Stato, senza nulla pretendere e rinunciando a qualsiasi rivendicazione futura. Una scelta in linea con la normativa italiana, che riconosce allo Stato la proprietà dei beni archeologici provenienti dal sottosuolo, salvo prova contraria di lecita provenienza anteriore al 1909, anno della prima legge di tutela.
Il Tribunale di Torino ha poi approvato l’accordo di transazione tra le parti, con il benestare del Nucleo TPC, disponendo il dissequestro e la confisca definitiva dei reperti a favore dello Stato.
Il recupero riguarda 254 reperti archeologici, tra cui anfore, kylix, kantharos, lekythos, unguentari, statuette, sculture, utensili e oggetti votivi in terracotta, metallo e bronzo.
Alla cerimonia hanno preso parte l’architetto Corrado Azzollini, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Torino, il tenente colonnello Giuseppe Marseglia, comandante del Gruppo Carabinieri TPC di Monza, e l’avvocato Tiziana Pisani dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato.
“Questa restituzione rappresenta non solo un atto di giustizia, ma anche di civiltà, perché consente di riportare alla collettività un patrimonio che appartiene a tutti.”
Il caso di Torino dimostra come la collaborazione tra cittadini e istituzioni possa restituire alla collettività beni di inestimabile valore storico e culturale. I reperti, ora sotto tutela dello Stato, potranno in futuro essere esposti nei musei o utilizzati per studi scientifici, contribuendo alla ricostruzione della storia del territorio italiano.
