Il Cremlino: «La NATO è di fatto in guerra con la Russia»

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Il Cremlino sta intensificando la sua retorica nei confronti della NATO, sostenendo che l’Alleanza Atlantica sia ormai non solo un nemico potenziale, ma che sia «di fatto» entrata in guerra con la Russia. Le dichiarazioni ufficiali, affidate principali al portavoce Dmitry Peskov e altri responsabili, parlano di un coinvolgimento attivo della NATO nel conflitto ucraino e di minacce alla sicurezza nazionale russa.


Cosa ha detto il Cremlino

Alcuni passaggi chiave delle dichiarazioni russe:

  • Dmitry Peskov ha affermato che le relazioni tra la NATO e la Russia «sono ormai scivolate al livello di un confronto diretto». 
  • Secondo lui, la NATO non è più solo alleata dell’Ucraina con aiuti militari, ma è “già coinvolta” nel conflitto. 
  • Peskov accusa l’Alleanza di muovere infrastrutture militari verso i confini russi e di perseguire obiettivi che Mosca vede come “ostili”, compresa l’intenzione, come affermato da Peskov, di «sopprimere la Russia». 
  • Il Cremlino ritiene che le decisioni prese nei vertici NATO, in particolare il vertice di Washington (per i 75 anni dell’Alleanza), abbiano reso esplicite alcune cose che erano implicite: il percorso dell’Ucraina verso la NATO è considerato “irreversibile”, un fatto che Mosca interpreta come parte di un disegno che riduce il confine temporale tra “operazioni esterne” e coinvolgimento diretto. 

Verità accertate e limiti

Nonostante le affermazioni forti del Cremlino, ci sono aspetti che richiedono un’analisi attenta:

  • Non c’è stata una dichiarazione formale di stato di guerra da parte della Russia nei confronti della NATO. I termini ufficiali continuano ad essere “operazione militare speciale” o conflitto legato all’Ucraina. 
  • Il coinvolgimento della NATO è indiretto nella maggior parte delle sue misure: forniture di armamenti, supporto logistico, intelligence, addestramento, ma senza truppe di terra di Stati membri che operano apertamente in operazioni di combattimento su territorio russo (fino a prove diverse).
  • Alcune delle accuse mosse da Mosca (espansione infrastrutturale verso i confini, minacce percepite) vengono contestate da fonti occidentali, che sostengono che la NATO stia rispondendo a politiche russe già aggressive, piuttosto che cercare provocazioni.

Perché Mosca sostiene questa posizione

Ci sono motivazioni strategiche, politiche e comunicative dietro alla retorica del Cremlino:

  1. Legittimazione interna — Dichiarazioni forti servono a rafforzare il consenso interno in Russia, sostenendo che il paese è sotto minaccia, e che le misure prese dal governo (militari, diplomatiche, di difesa) sono giustificate.
  2. Dissuasione esterna — Puntare l’attenzione sull’idea che la NATO stia “marciando verso i confini” serve a implicare che ogni mossa dell’Alleanza sarà vista come provocazione diretta, giustificando così risposte difensive o persino offensive in alcuni casi.
  3. Contesto del conflitto Ucraino — Con l’Ucraina che continua a ricevere armi, sostegno politico e diplomatico dai Paesi NATO e dagli Stati Uniti, Mosca interpreta tale supporto come superamento della soglia del mero aiuto esterno.
  4. Narrativa di superiorità e minaccia — Nel discorso del Cremlino c’è spesso l’idea che la Russia debba essere vista non solo come protagonista difensivo, ma come potenza autonoma che non si lascia intimidire, e che ogni mossa della NATO faccia parte di un progetto di contenimento.

Implicazioni pratiche e rischi

Le affermazioni che la NATO sia “di fatto in guerra” con la Russia non sono semplicemente di facciata: portano con sé rischi concreti:

  • Aumento della tensione militare, rischio di escalation o errori dovuti a incomprensioni o incidenti al confine.
  • Potenziali sviluppi su fronti diplomatici, inclusi ulteriori sanzioni, restrizioni reciproche, e possibili reazioni militari preventive da parte russa.
  • Possibilità che alcuni Stati membri della NATO rivalutino le proprie posture difensive, possibilità di rafforzare le proprie presenze militari ai confini orientali europei.
  • Impatti sul fronte della sicurezza nucleare, se la retorica continua a includere minacce, deterrenza nucleare o risposte di escalation.

Le dichiarazioni del Cremlino affermano che la NATO è ormai “di fatto” in guerra con la Russia, non tanto perché ci sia stata una dichiarazione formale, quanto perché Mosca interpreta le azioni dell’Alleanza come coinvolgimento attivo nel conflitto ucraino e come una minaccia esistenziale alla sicurezza russa.

Questo discorso va compreso nel suo contesto: è retorica geopolitica, è parte della strategia di Mosca, ma ha anche radici concrete nei fatti (aiuti militari, presenza NATO vicino ai confini russi). Resta da vedere se questa posizione porterà a un’escalation reale, o se rimarrà parte della guerra di comunicazione che accompagna il conflitto.