Video rubati online, indagine sui siti esteri continua

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L’inchiesta sui video rubati dalle telecamere di sorveglianza e poi diffusi online si allarga. Dopo il caso esploso la scorsa settimana relativo a un portale straniero che permetteva di spiare la vita privata delle persone, nuovi sviluppi vedono coinvolti ulteriori siti web esteri che trasmettono filmati illeciti provenienti da abitazioni private, bagni di locali pubblici e studi medici. La società trevigiana Yarix, centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, ha individuato altri dieci portali attivi e ne ha segnalato l’attività alla polizia postale di Venezia e all’autorità giudiziaria, impegnate nell’ampliare l’indagine sulla diffusione non autorizzata dei contenuti.

Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine, i siti restano ancora operativi, confermando la difficoltà di contrastare un fenomeno ormai radicato e internazionale. Diego Marson, chief technical officer di Yarix, ha spiegato a La Tribuna di Treviso che i portali individuati rappresentano soltanto una parte di un universo sommerso molto più vasto, accessibile attraverso motori di ricerca non indicizzati o scambi su chat chiuse. Una volta pubblicati, i video possono essere scaricati e redistribuiti, rendendo praticamente impossibile interrompere la catena di diffusione.

Il meccanismo di business che alimenta questi portali prevede brevi estratti gratuiti per attrarre utenti e la possibilità di acquistare accessi alle telecamere in diretta, arrivando di fatto a prenderne il controllo. Le tariffe variano da 20 a 600 dollari a seconda della popolarità dei video, che possono raggiungere anche ventimila visualizzazioni. Le transazioni avvengono tramite bot su Telegram e vengono saldate in criptovalute, aumentando la difficoltà per le autorità di risalire agli organizzatori.

Il fenomeno mette in evidenza la vulnerabilità della privacy di chi installa telecamere di sicurezza nelle proprie abitazioni o nei luoghi di lavoro e solleva interrogativi sulla protezione dei dati personali in rete. La domanda che emerge è come sia possibile prevenire ulteriori violazioni e se le istituzioni e le piattaforme digitali siano realmente in grado di garantire sicurezza e tutela della privacy dei cittadini in un contesto globale in cui il voyeurismo illegale continua a prosperare.