Il Primo Ministro britannico Sir Keir Starmer, durante una riunione d’urgenza del suo gabinetto, ha dichiarato che il Regno Unito riconoscerà formalmente lo Stato di Palestina a settembre, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a meno che Israele non prenda misure concrete per porre fine alla crisi umanitaria a Gaza .
Condizioni per il riconoscimento
Starmer ha reso noto che Londra rimanderà il riconoscimento a meno che Israele non adotti i seguenti passi:
- Accordi su un cessate il fuoco immediato in Gaza
- Permesso incondizionato di accesso umanitario dell’ONU per sfamare la popolazione
- Chiarezza sul fatto che non ci saranno annessioni future in Cisgiordania
- Avvio di un piano di pace duraturo con una soluzione a due Stati
Un cambiamento storico nella politica estera UK
Il Regno Unito, se confermerà il riconoscimento, marcherà un decisivo cambio di rotta, diventando il secondo Paese occidentale permanente del Consiglio di Sicurezza ONU (dopo la Francia) a riconoscere Palestina come Stato sovrano . Starmer ha definito la statualità palestinese un diritto inalienabile del popolo palestinese, ribadendo che la decisione non solleva Israele o Hamas da responsabilità .
La Casa Bianca ha annunciato di non opporsi alla mossa del Regno Unito: una dichiarazione significativa data la tradizionale coordinazione transatlantica su questioni mediorientali.
Pressioni interne e contesto europeo
- All’interno del Partito Laburista, oltre 250 deputati hanno sottoscritto una lettera favorevole alla rapida riconoscenza palestinese.
- Francia e Germania stanno coordinando un approccio comune: il presidente Emmanuel Macron ha annunciato che Parigi riconoscerà ufficialmente la Palestina nello stesso frangente ONU .
- Gruppi di esperti britannici e associazioni come Labour Friends of Palestine hanno ribadito il valore politico e simbolico di un riconoscimento tempestivo nella spinta verso una pace sostenibile .
Contesto umanitario
La dichiarazione di Starmer arriva sullo sfondo di una crisi umanitaria superata la soglia delle 60.000 vittime a Gaza, con sei milioni di persone a rischio di fame e migliaia ancora bloccate a causa del blocco delle forniture umanitarie .
