Nuove proteste si sono verificate davanti al Bell Hotel di Epping, sobborgo a nord di Londra, dove da giorni si susseguono manifestazioni legate alla presenza di richiedenti asilo ospitati nella struttura. Le tensioni, iniziate il 13 luglio dopo l’incriminazione per molestie sessuali di un 41enne originario dell’Etiopia, hanno raggiunto livelli preoccupanti, sfociando in scontri con la polizia e fronteggiamenti tra fazioni contrapposte.
Da una parte, circa 300-400 manifestanti anti-immigrazione, muniti di bandiere del Regno Unito, hanno chiesto a gran voce la chiusura del Bell Hotel e il trasferimento immediato dei migranti, con slogan come “proteggiamo i nostri bambini”. Dall’altra, oltre duemila contro-manifestanti hanno risposto con cori a favore dell’accoglienza, rivendicando che “i rifugiati sono benvenuti qui”. La polizia ha dovuto creare una zona cuscinetto per separare i due gruppi ed evitare il degenerare della situazione in episodi violenti.
Il clima resta estremamente teso, con il timore crescente che nel Regno Unito possano verificarsi nuovi disordini urbani simili ai riots dello scorso anno, innescati dall’uccisione di alcune bambine a Southport, nel nord dell’Inghilterra. La questione migratoria è tornata prepotentemente al centro del dibattito politico e sociale, soprattutto in contesti locali già segnati da tensioni.
Due giorni fa, il consiglio municipale di Epping, a maggioranza Tory, ha approvato all’unanimità una mozione che chiede al governo guidato dal premier laburista Keir Starmer la chiusura immediata e permanente del Bell Hotel. Le autorità locali hanno espresso forte preoccupazione, affermando che la presenza dei richiedenti asilo “crea tensioni nel territorio”.
La situazione di Epping riflette un clima politico e sociale sempre più polarizzato nel Regno Unito, in cui le politiche migratorie, la gestione dell’accoglienza e la sicurezza pubblica restano temi altamente sensibili e divisivi.
