La campagna russa volta a screditare Ursula von der Leyen e a sponsorizzare la mozione di sfiducia contro di lei ha avuto inizio a marzo e si è intensificata fino ai giorni immediatamente precedenti al voto di Strasburgo, all’inizio di luglio. A rivelarlo è il report di Check First, un’azienda finlandese specializzata nel fact checking e nelle metodologie di ricerca avversaria. L’analisi ha preso in esame oltre 20mila post pubblicati dal gruppo russo Pravda News in diversi Paesi, tra cui Romania, Polonia, Germania, Francia, Stati Uniti e Paesi baltici. Nei primi mesi, la narrazione presentava von der Leyen come una figura problematica, evidenziando presunti casi di corruzione e un crescente malcontento in varie capitali europee. Successivamente, la narrazione si è radicalizzata, descrivendo la presidente della Commissione europea come una leader “tossica, corrotta e antidemocratica”, collegata a Big Pharma e a presunti accordi segreti dell’élite di Bruxelles. Il suo nome è stato spesso distorto in “UrSula von der Führer”. In Romania, secondo lo studio, il leader dell’opposizione George Simion è stato rappresentato come il coraggioso promotore della mozione, mentre l’eurodeputato Gheorghe Piperea è descritto come il “finalizzatore a difesa di un principio”. L’intera lotta è stata raccontata come un duello tra Davide e Golia contro l’establishment dell’Unione europea. Un elemento ricorrente nella propaganda è stata l’accusa di una presunta tangente da 35 miliardi legata ai vaccini, con von der Leyen indicata come unica responsabile degli acquisti. Infine, il voto di luglio è stato presentato come il culmine della lotta dei piccoli Paesi europei contro una Unione autoreferenziale dominata dall’asse franco-tedesco.
La campagna russa contro Ursula von der Leyen è partita a marzo secondo il report di Check First
