Il Dna di “ignoto 3” sul corpo di Chiara Poggi non è contaminazione: si riapre il caso Garlasco

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Il cerchio si stringe sul Dna di “ignoto 3”, la traccia biologica rinvenuta sul tampone oro-faringeo eseguito sul corpo di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco, in provincia di Pavia, il 13 agosto 2007. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, gli accertamenti recenti avrebbero escluso l’ipotesi della contaminazione accidentale. Il tracciato denominato Y947 non corrisponde infatti al profilo genetico di alcuno tra gli investigatori, tecnici forensi o operatori sanitari che all’epoca entrarono in contatto con la scena del crimine.

Il nuovo elemento è emerso nell’ambito dell’incidente probatorio, momento cruciale della riapertura dell’indagine, per congelare prove rilevanti in vista di un eventuale processo. Al centro dell’analisi una garza utilizzata per il tampone oro-faringeo e affidata dal giudice per le indagini preliminari alla genetista Denise Albani. Su quel reperto sono stati individuati cinque profili genetici: tre illeggibili, uno compatibile al 99% con Ernesto Gabriele Ferrari, assistente del medico legale, e infine “ignoto 3”, il cui Dna non coincide né con quello di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio, né con quello di Andrea Sempio, l’amico di Chiara e unico indagato nella nuova inchiesta per l’ipotesi di omicidio in concorso.

La traccia Y947 è stata confrontata con i profili genetici di trenta persone che, nel 2007, ebbero accesso alla salma. Gli esiti sembrano allontanare l’ipotesi della contaminazione accidentale, aprendo così la strada a uno scenario ben più grave: che il Dna sia appartenuto all’assassino o a un complice. Tuttavia, gli inquirenti stanno valutando anche la pista dell’“inquinatore” ignoto, per escludere ogni altra possibilità.

Intanto, la Procura di Pavia ha diffuso una nota ufficiale firmata dal procuratore Fabio Napoleone, criticando duramente l’eccessiva esposizione mediatica e le ricostruzioni speculative emerse nei talk show televisivi e sui media. Napoleone ha chiarito che solo dichiarazioni ufficiali della Procura possono rappresentare la posizione degli inquirenti, ammonendo esperti e opinionisti che continuano a parlare “di attività investigative, valutazioni e stati d’animo mai espressi”.

Il procuratore ha ribadito che i magistrati comunicheranno le loro conclusioni solo al termine delle indagini, e che ogni ulteriore riferimento non basato su comunicazioni ufficiali deve ritenersi infondato. Le indagini proseguono, mentre il Dna di “ignoto 3” potrebbe rivelarsi un punto di svolta in uno dei casi di cronaca nera più discussi degli ultimi decenni.