Eredità Agnelli: i fratelli Elkann patteggiano con il Fisco, versano 175 milioni ma senza ammettere colpe

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Dopo mesi di tensioni giudiziarie, i fratelli John, Lapo e Ginevra Elkann hanno raggiunto una intesa con l’Agenzia delle Entrate per il pagamento di 175 milioni di euro, chiudendo una lunga fase di accertamenti sul passaggio ereditario legato alla successione di Marella Caracciolo Agnelli, vedova del celebre industriale Gianni Agnelli. L’accordo è stato definito senza ammissione di responsabilità.

Le tappe dell’inchiesta

  • La vicenda trae origine dall’esposto del 2022 di Margherita Agnelli, figlia di Marella e madre dei tre fratelli Elkann, che accusava un tentativo di estrometterla dal patrimonio di famiglia.
  • L’indagine della Procura di Torino ha portato al sequestro di circa 74,8 milioni di euro (conti, immobili e titoli), ipotizzando reati di dichiarazione fraudolenta e truffa ai danni dello Stato.
  • Secondo i pm, Marella era residente effettiva in Italia già dal 2010 — sebbene ufficialmente domiciliata in Svizzera — e su redditi vitalizi e successioni evase sarebbero state omesse imposte per decine di milioni.
  • Durante le indagini emerse l’uso di trust alle Bahamas, donazioni post mortem, e documenti creati ad arte per far sembrare presente la residenza estera di Marella. 

L’accordo con il Fisco

  • Nelle ultime settimane, i figli di Marella hanno firmato un’intesa con l’Agenzia delle Entrate e versato 175 milioni di euro, cifra che supera ampiamente il primo pagamento volontario di circa 10 milioni del febbraio 2025, legato a sanzioni amministrative non confluenti con l’inchiesta penale. 
  • L’accordo è stato raggiunto senza alcuna ammissione di colpa: la difesa, pur criticando la ricostruzione della procura, ha preferito la via della transazione per mettere fine alla controversia.

Quali conseguenze legali?

  • Il versamento non rappresenta una confessione: i fratelli Elkann restano formalmente estranei alle accuse. La vicenda prosegue negli uffici giudiziari, ma al momento non è stata formulata alcuna condanna o dichiarazione di responsabilità. 
  • La Suprema Corte confermò a inizio 2025 la legittimità del sequestro preventivo disposto da Torino, respingendo i ricorsi difensivi sulle contestazioni di truffa e evasione della successione.