È morto Clark Olofsson, il bandito che ispirò la “Sindrome di Stoccolma”

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È deceduto il 24 giugno scorso, a 78 anni, Clark Olofsson, il criminale svedese la cui figura è indissolubilmente legata alla nascita del concetto psicologico conosciuto come “Sindrome di Stoccolma”. La notizia è stata confermata dalla famiglia al giornale svedese Dagens ETC e riportata da varie testate europee .

L’evento chiave del 1973

Nel luglio-agosto 1973, Olofsson fu incluso in un sequestro in banca nella filiale della Kreditbanken di Stoccolma, su richiesta dell’evaso Jan‑Erik Olsson, anch’egli coinvolto nell’assedio. Durante i sei giorni di prigionia, i quattro ostaggi — tre donne e un uomo — svilupparono un forte legame empatetico verso i due rapitori, difendendoli persino in contatto con le autorità. A seguito di questi comportamenti stranianti, il criminologo Nils Bejerot coniò il termine “Sindrome di Stoccolma”, ora diffuso nel linguaggio comune per descrivere un affetto paradossale della vittima verso l’aggressore .

Una vita criminale e una celebrità controversa

Olofsson divenne celebre come “primo gangster svedese”, coinvolto in rapine, tentati omicidi, aggressioni e traffico di droga. Passò gran parte della sua vita dietro le sbarre in Svezia, Germania e Belgio, fino al rilascio definitivo nel 2018. Il suo fascino ambiguo ha ispirato una serie Netflix intitolata Clark, prodotta nel 2022, dove è interpretato da Bill Skarsgård .

La sindrome di Stoccolma oggi

Questa condizione psicologica, talvolta definita “legame traumatico”, descrive un meccanismo di difesa in situazioni di violenza protratta, e non rientra nei manuali ufficiali di psichiatria. Restano accesi dibattiti tra chi ritiene la sindrome una risposta traumatica e chi la considera un’etichetta limitante per vittime in difficoltà