La missione umanitaria della Freedom Flotilla Coalition, diretta a Gaza a bordo della nave Madleen, si è conclusa con l’intercettazione da parte della Marina israeliana in acque internazionali nella notte tra l’8 e il 9 giugno. Tra i 12 attivisti a bordo c’era anche la nota attivista ambientale Greta Thunberg. Dopo il fermo e un controllo medico al porto di Ashdod, Thunberg e altri partecipanti sono stati trasferiti all’aeroporto Ben Gurion per essere rimpatriati .
La vicenda in breve
- La Madleen, partita da Catania il 1° giugno con scopi simbolici e umanitari, è stata intercettata in acque internazionali dalla Marina israeliana. Secondo la Freedom Flotilla, gli attivisti sarebbero stati “rapiti”.
- Il governo israeliano ha definito la missione “un’operazione PR” e ha definito la barca “yacht selfie”, affermando che la quantità di aiuti a bordo era minima e verrà comunque consegnata ai civili di Gaza tramite canali ufficiali.
- Dopo il sequestro, gli attivisti sono stati condotti ad Ashdod e sottoposti a controlli sanitari. Greta Thunberg è già partita verso la Svezia, mentre cinque attivisti francesi hanno rifiutato il rimpatrio, risultando ancora trattenuti.
Il contesto legale e politico
- Secondo Israele, l’azione è giustificata dal blocco navale imposto a Gaza fin dal 2007, con il fine di prevenire l’ingresso di armi .
- Gli organizzatori sostengono che l’operazione violi il Diritto Internazionale, in particolare la Convenzione del Mare, essendo avvenuta in acque internazionali .
Rischio diplomatico e reazioni
- Il governo francese, espresso dal ministro Barrot, e il Regno Unito hanno stigmatizzato la vicenda, chiedendo il rispetto dei diritti degli attivisti .
- Il presidente francese Macron ha definito “vergognoso” l’assedio umanitario su Gaza e ha sollecitato un cessate il fuoco e la riapertura dei corridoi di aiuto
