A Savona un museo diffuso sulla stagione delle bombe neofasciste

Condividi

A cinquant’anni di distanza dalla stagione delle bombe neofasciste e dalla mobilitazione popolare che ne seguì il Comune di Savona dedica un museo diffuso ai dodici attentati dinamitardi che tra aprile 1974 e maggio 1975 colpirono la città, rivendicati dall’organizzazione neofascista ‘Ordine Nero’, con un bilancio di due vittime e una ventina di feriti.
    Il progetto multimediale è stato sostenuto dal ministero dell’Istruzione e del Merito e dal ministero della Cultura nell’ambito del bando ‘Cinema e Immagini per la Scuola’, ed è stato promosso dal liceo scientifico Orazio Grassi di Savona e realizzato dalla ‘APS gargagnànfilm’, con la partecipazione attiva degli studenti del liceo.
    L’iniziativa, che prevede di posizionare fisicamente in città totem per ricordare quei fatti, ha tra i principali sostenitori il Comune di Savona e l’Istituto per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea di Savona.

“A cinquant’anni da quei terribili avvenimenti, ai quali la città seppe rispondere con grande coraggio e partecipazione, tra le molte iniziative di commemorazione e approfondimento promosse dalla nostra amministrazione nel 2024, abbiamo ritenuto fondamentale sostenere anche il prezioso lavoro svolto con i ragazzi – spiega l’assessore alla Cultura del Comune di Savona Nicoletta Negro -.
    Da questo impegno nascono una serie di prodotti audiovisivi di alto livello e un vero e proprio percorso urbano, che ripercorre i luoghi e le ore di quei giorni drammatici.

L’importanza di questo progetto non risiede solo nell’aver offerto agli studenti l’opportunità di conoscere un capitolo significativo della storia della loro città, ma anche nella possibilità di lasciare un segno tangibile: un lavoro che potrà essere fruito e tramandato nel tempo da tutta la comunità. Fu un attacco prolungato e martellante a cui la città seppe offrire una risposta esemplare: una grande mobilitazione civica che arrivò a coinvolgere nella sorveglianza di fabbriche, scuole e quartieri 10.000 volontari, su una popolazione di allora 80.000 abitanti”.