Roma, partorisce e getta il neonato nel water: arrestata una 29enne

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Un drammatico episodio ha sconvolto la Capitale: una donna di 29 anni è stata arrestata a Roma dopo aver partorito un bambino e averlo gettato nel water del bagno della propria abitazione. Il piccolo è stato fortunatamente salvato in extremis grazie all’intervento dei sanitari del 118, allertati da una chiamata anonima.

L’episodio è avvenuto nel quartiere San Basilio, in una zona popolare della periferia romana, e ha scosso l’intera comunità.

Il neonato trovato ancora vivo: salvataggio in extremis

Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli investigatori, la 29enne – italiana, senza precedenti penali – avrebbe partorito da sola in casa e, subito dopo il parto, avrebbe abbandonato il neonato nel wc, tentando di tirare lo sciacquone. Le urla del bambino, però, hanno attirato l’attenzione dei vicini, che hanno subito chiamato i soccorsi.

Il piccolo, ancora con il cordone ombelicale attaccato, è stato estratto vivo ma in condizioni critiche. È stato trasportato d’urgenza all’ospedale Umberto I, dove è attualmente ricoverato nel reparto di terapia intensiva neonatale. I medici parlano di condizioni stabili, anche se la prognosi resta riservata.

Arrestata la madre: accusa di tentato infanticidio

La donna è stata arrestata con l’accusa di tentato infanticidio e abbandono di minore. Al momento si trova piantonata in ospedale, dove riceve cure mediche a seguito del parto. Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Roma, stanno indagando sul contesto personale e familiare della giovane, che avrebbe nascosto la gravidanza anche ai familiari più stretti.

Nel frattempo, è stato avviato un procedimento urgente per l’affidamento temporaneo del neonato, in attesa di una decisione del tribunale per i minorenni.

Reazioni e riflessioni sul disagio sociale

Il caso ha sollevato numerose reazioni tra politici, associazioni e opinione pubblica. Il Garante per l’Infanzia ha definito l’episodio “un fallimento collettivo del sistema di assistenza”, mentre alcune organizzazioni per la tutela delle donne hanno evidenziato l’urgenza di rafforzare i servizi di supporto psicologico e sociale per le madri in difficoltà.

Questo dramma, l’ennesimo di una lunga serie, riapre il dibattito sulla necessità di una maggiore informazione circa le culle per la vita, strutture ospedaliere dove è possibile lasciare in anonimato neonati non voluti, in totale sicurezza.