Netanyahu: “I combattimenti non si fermeranno”.

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La dichiarazione arriva in un momento critico, dopo settimane di negoziati con la mediazione internazionale volti a ottenere un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. Nonostante le crescenti pressioni da parte degli Stati Uniti e dell’ONU per una tregua umanitaria, il premier israeliano ha sottolineato che “la sicurezza di Israele viene prima di tutto”.

Intensificazione delle operazioni a Rafah

Le operazioni militari si stanno concentrando sempre di più nell’area di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, dove secondo l’esercito israeliano si troverebbero le ultime roccaforti operative di Hamas. L’esercito ha ordinato l’evacuazione di decine di migliaia di civili palestinesi, suscitando l’allarme di organizzazioni umanitarie internazionali preoccupate per la sorte dei profughi.

Secondo fonti israeliane, l’obiettivo della nuova fase dell’offensiva è eliminare definitivamente le capacità militari di Hamas, assicurando che non possa più rappresentare una minaccia per lo Stato ebraico. Tuttavia, cresce la tensione anche all’interno del governo israeliano, dove alcuni membri della coalizione spingono per una soluzione più rapida, mentre altri temono l’isolamento diplomatico.

Reazioni internazionali e bilancio umanitario

La comunità internazionale ha reagito con preoccupazione e condanna. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha chiesto “massima moderazione” e ha sollecitato la protezione dei civili. Anche l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri ha ribadito la necessità di un cessate il fuoco immediato e duraturo.

Intanto, il bilancio umanitario continua a peggiorare: le autorità sanitarie di Gaza parlano di migliaia di vittime civili, mentre l’accesso agli aiuti umanitari rimane limitato a causa dei combattimenti e dei blocchi ai valichi di frontiera.

Netanyahu: “Israele combatterà fino alla vittoria”

Nonostante le critiche, Netanyahu appare deciso a proseguire: “Chi pensa che ci fermeremo a metà strada si sbaglia. Israele combatterà fino alla vittoria totale”, ha detto durante il suo intervento. La sua posizione resta saldamente ancorata all’idea che solo una sconfitta totale di Hamas potrà garantire una pace duratura per Israele.

Con questa linea, il governo israeliano sembra pronto ad affrontare settimane, se non mesi, di ulteriore conflitto, mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione. La situazione resta fluida, ma una cosa è certa: la fine delle ostilità sembra ancora lontana.