Cresce l’inquietudine tra i lavoratori della Italdesign di Torino dopo l’annuncio dei vertici aziendali di una possibile messa in vendita della storica società di design automobilistico. Fondata nel 1968 da Giorgetto Giugiaro, Italdesign è oggi controllata dal gruppo Volkswagen attraverso Audi e conta oltre 1.300 dipendenti. La notizia è stata comunicata direttamente ai sindacati, aprendo un fronte caldo in uno dei poli storici dell’ingegneria e del design automobilistico italiano.
La decisione sembra legata alla crisi generale del settore auto e alle difficoltà economiche del gruppo Volkswagen in un contesto segnato dalla transizione verso l’elettrico. Secondo Rocco Cutrì, segretario generale della Fim Cisl torinese, è urgente chiarire “quali siano le vere motivazioni e soprattutto le prospettive future”, ricordando il valore strategico dell’azienda e del suo know-how.
Anche la Fiom-Cgil ha espresso un fermo dissenso. Il segretario nazionale Samuele Lodi ha dichiarato: “Non si può pensare di scaricare la crisi del gruppo tedesco sui lavoratori italiani. Italdesign, come Lamborghini e Ducati, è un’eccellenza italiana che va salvaguardata e valorizzata”.
Nel frattempo, lunedì 12 maggio prenderanno il via le assemblee sindacali, mentre il 19 maggio è previsto un incontro tra azienda e rappresentanze sindacali per approfondire il destino dell’impresa.
Un patrimonio italiano dell’automotive
Italdesign è stata protagonista della progettazione di alcune delle auto più iconiche del dopoguerra, come la Volkswagen Golf, la Fiat Panda, la Grande Punto e l’Alfa Romeo 159. Dal 2010 è passata per il 90,1% sotto il controllo di Volkswagen, con l’addio definitivo dei Giugiaro nel 2015, quando anche il restante 10% è stato ceduto ad Audi.
L’azienda si è evoluta includendo divisioni dedicate al design industriale e architettonico (Giugiaro Design e Giugiaro Architettura), confermandosi un punto di riferimento anche al di fuori del settore automotive.
Le preoccupazioni
L’eventuale vendita apre interrogativi sul futuro occupazionale dei lavoratori e sul destino di un polo tecnologico strategico per l’Italia. Sullo sfondo, aleggia la prospettiva di decine di migliaia di possibili esuberi legati alla ristrutturazione del gruppo Volkswagen, con fino a 45mila posti a rischio nel nostro Paese.
Sindacati italiani ed europei si dicono pronti alla mobilitazione, decisi a non lasciar disperdere un patrimonio industriale che ha fatto scuola nel mondo.
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