Mattia Cossettini morto in Egitto: la verità svelata dall’autopsia

Condividi

L’autopsia ha rivelato che a causare la morte di Mattia Cossettini, il bambino di nove anni deceduto durante una vacanza sul Mar Rosso, è stata un’emorragia cerebrale dovuta a un aneurisma. I risultati dell’esame autoptico, richiesto dalla famiglia e svolto al rientro della salma il 15 gennaio, smentiscono le prime diagnosi diffuse dalla Direzione Sanitaria del Mar Rosso. Non vi erano segni di tumore cerebrale né di polmonite batterica. “Si esclude con certezza la presenza di altre patologie concomitanti” ha dichiarato l’avvocato della famiglia, Maria Virginia Maccari.

La versione della famiglia: errori e ritardi nella diagnosi

Secondo i genitori, vi è stata una grave sottovalutazione del quadro clinico iniziale. Inoltre, l’ospedale generale governativo di Marsa Alam ha commesso un errore nella refertazione della TAC, non intervenendo su Mattia per mancanza di attrezzature adeguate.

“Il bambino è stato solo osservato mentre i medici ipotizzavano diagnosi errate, dal diabete alla broncopolmonite, arrivando persino a indicare il Covid come causa della bassa ossigenazione, quando invece Mattia non aveva neanche la tosse”, denunciano i familiari. “È rimasto su una lettiga con il cuscino del resort, mentre noi cercavamo disperatamente di trasferirlo in un altro ospedale”.

La famiglia sta approfondendo l’impatto di una diagnosi più tempestiva e accurata. Tuttavia, emerge chiaramente la necessità di migliorare la gestione delle emergenze sanitarie nella zona del Mar Rosso. L’ospedale più attrezzato si trova a tre ore di distanza e mancano mezzi di trasporto rapidi per i pazienti in gravi condizioni.

Un appello per migliorare la sanità nel Mar Rosso

I genitori di Mattia lanciano un appello affinché le strutture alberghiere contribuiscano economicamente al potenziamento dei servizi sanitari locali o alla realizzazione di un eliporto per il trasporto rapido dei pazienti.

“Ogni anno circa 15 milioni di italiani visitano l’Egitto, di cui un terzo si reca nel Mar Rosso. Nonostante l’alta affluenza turistica, anche una semplice embolia polmonare potrebbe risultare fatale per la mancanza di una camera iperbarica nelle vicinanze”, sottolineano.

La telemedicina potrebbe essere una soluzione efficace per evitare errori diagnostici. “Se le immagini della TAC fossero state refertate a distanza, si sarebbe evitata l’errata interpretazione”, aggiungono i genitori. “Non sappiamo se il tempo perso abbia cambiato il destino di nostro figlio, ma è evidente che una qualsiasi emergenza sanitaria in questa zona può trasformarsi in una tragedia evitabile”.

L’ultimo ricordo di Mattia: un sorriso prima della tragedia

“Mattia era felicissimo della vacanza, sempre sorridente fino all’ultimo momento. Durante l’escursione in barca non ci sono stati né soccorsi né la possibilità di chiedere aiuto”, raccontano i genitori.

Marco e Alessandra sperano che la morte di Mattia serva a sensibilizzare il governo egiziano e le autorità turistiche per garantire un’assistenza medica adeguata ai turisti italiani. “Molti non sono consapevoli della precarietà della situazione sanitaria al di fuori dei resort di lusso”.

Un’iniziativa che potrebbe salvare vite e impedire che altre famiglie debbano affrontare un dolore così grande.