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Curiosità

10 cose che (forse) non sai su Mercurio

Dieci utilissime informazioni per farsi un’idea sul più piccolo pianeta del Sistema Solare: Mercurio

1 – Mercurio è il più piccolo pianeta del Sistema Solare, con un raggio di soli 2440 km, simile a quello della Luna.

2 – Mercurio ha la più ampia escursione termica tra tutti i pianeti, con temperature che oscillano dai 450°C durante il giorno ai -180°C durante la notte.

3 – La sua orbita è la più ellittica tra tutti i pianeti del Sistema Solare.

4 – A causa della sua prossimità al Sole, Mercurio è difficile da osservare e può essere visto solo poco prima dell’alba o subito dopo il tramonto, quando il cielo è molto sereno.

5 – Mercurio è un pianeta spoglio, simile alla Luna, e non possiede una vera atmosfera, ma solo un sottile strato di gas.

6 – Il nucleo di Mercurio occupa circa la metà del suo volume, suggerendo che potrebbe essere stato molto più grande in passato.

7 – Mercurio ha un movimento rotazionale e orbitale particolare, impiegando circa 59 giorni per ruotare su se stesso e 88 giorni per orbitare attorno al Sole.

8 – La superficie di Mercurio è ricoperta di crateri e scarpate, tra cui il grande bacino Caloris, uno dei più grandi crateri del Sistema Solare in rapporto alle dimensioni del pianeta.

9 – Contrariamente alle precedenti credenze, Mercurio possiede un campo magnetico, generato dal suo grande nucleo liquido di ferro.

10 – Nonostante le numerose distese vulcaniche sulla sua superficie, non sono visibili vulcani, suggerendo che la lava potrebbe essere stata troppo liquida per formare strutture vulcaniche.

Curiosità

SAI CHE…Respirare col naso è importante, fa da filtro

MILANO (ITALPRESS) – Respirare con il naso è importante: prima di arrivare ai polmoni, l’aria che entra nelle narici viene filtrata, umidificata e termoregolata in modo da raggiungere la temperatura di 35 gradi, ideale per la funzionalità respiratoria e polmonare e tutto questo avviene proprio grazie alla specifica struttura del naso. Durante l’inspirazione, i piccoli peli che si trovano all’interno delle narici e il sistema mucociliare simulano il rilascio di molecole antibatteriche, una vera e propria barriera protettiva che abbatte la carica di polveri e batteri presenti nell’aria prima che arrivi agli alveoli polmonari. Sono alcuni dei temi trattati dall’otorinolaringoiatra Giovanni Felisati, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. “E’ importante respirare col naso perchè l’aria che noi respiriamo viene termoregolata dalle strutture nasali e quindi arriva in migliori condizioni ai bronchi, che necessitano di avere un’aria filtrata e termoregolata. Ma il naso serve anche perchè ha una funzione estetica al centro della faccia, ha una funzione olfattiva che oggi è sempre più importante, ha una funzione di difesa perchè fa da filtro”.
Respirare con la bocca, “ad esempio per un bambino, determina un’alterazione di sviluppo del palato. Ma tutti noi respirando male, viviamo male: probabilmente abbiamo un cattivo sonno e una cattiva qualità della vita”, ha spiegato. “Un naso che sta bene deve essere una via di mezzo fra un tunnel in cui l’aria passa completamente libera e un termosifone. Dobbiamo volere che il nostro naso respiri bene, per avere una migliore qualità della vita e anche in prospettiva per avere una longevità sana”. Può succedere che, col passare dell’età, una persona possa respirare peggio? “Sulla respirazione ci sono tante cose che possono impattare, l’unica soluzione è capire dov’è il problema”, ha sottolineato. Sulle abitudini quotidiane, “oggi si parla sempre di più dei lavaggi nasali: non credo che tutti si debbano lavare il naso, però quando c’è un problema tenerlo pulito è una buona cosa e, se c’è un’allergia, bisogna curarlo. Se invece ci sono delle anomalie anatomiche, forse la chirurgia è meglio farla prima e non dopo”.
– Fonte foto: Freepik –
(ITALPRESS).

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Curiosità

SAI CHE… Le Libellule Si Fingono Morte per Evitare Avances Indesiderate?

Per sfuggire ai corteggiamenti indesiderati, le femmine di una particolare specie di libellula, il dragone alpino (Aeshna juncea), adottano una strategia estrema: simulano la propria morte. Questo comportamento sorprendente permette loro di evitare i partner non graditi, lasciandosi cadere al suolo e rimanendo immobili finché il pretendente non rinuncia.

Rassim Khelifa, biologo dell’Università di Zurigo, ha osservato questo comportamento mentre studiava le larve di dragone sulle Alpi Svizzere. Durante le sue osservazioni, ha visto una femmina tuffarsi improvvisamente a terra e rimanere immobile sul dorso, apparentemente senza vita, per poi riprendere il volo una volta che il maschio indesiderato si era allontanato. Questo comportamento è stato documentato in 27 delle 31 femmine studiate, e in 21 casi ha avuto successo nel far desistere il pretendente.

Le femmine di dragone alpino utilizzano questa tattica per evitare attenzioni moleste in un momento particolarmente vulnerabile: quando depongono le uova. A differenza di altre specie di libellule, queste femmine non hanno un maschio che vigili sulle uova durante la deposizione, e un solo accoppiamento è sufficiente a fertilizzare tutte le uova. Un secondo accoppiamento, infatti, potrebbe danneggiare il tratto riproduttivo della femmina. Per questo motivo, in presenza di un eccessivo numero di maschi, il comportamento di “finta morte” diventa un’ultima risorsa per passare inosservate e proteggere la propria salute riproduttiva.

Sebbene fingere la morte sia una strategia comune tra le libellule per evitare i predatori, le femmine di dragone alpino sembrano aver esteso questa tattica anche alla sfera delle interazioni di coppia. Questo comportamento riflette la complessità e l’adattamento delle libellule alle sfide del loro ambiente, dimostrando quanto possano essere sofisticate le strategie di sopravvivenza e riproduzione in natura.

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Curiosità

LO SAI PERCHE’… arrossiamo quando siamo in imbarazzo?

La scienza finalmente ha svelato il mistero dietro al rossore che compare sulle nostre guance quando proviamo imbarazzo. Uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Amsterdam ha scoperto che la causa principale non è, come si credeva in passato, la paura del giudizio altrui, bensì un’aumentata autoconsapevolezza.

In parole semplici, quando ci sentiamo in imbarazzo, diventiamo improvvisamente più consapevoli di noi stessi e di come appariamo agli altri. Questo picco di autocoscienza scatena una risposta fisiologica che provoca l’aumento del flusso sanguigno al viso, causando il caratteristico rossore.

Lo studio ha coinvolto 60 ragazze tra i 16 e i 20 anni, che sono state sottoposte a un esperimento in due fasi. Nella prima fase, hanno cantato al karaoke alcune canzoni imbarazzanti, mentre le loro esibizioni venivano filmate. Una settimana dopo, hanno guardato i video delle loro performance mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata con risonanza magnetica funzionale (fMRI).

Le scansioni cerebrali hanno rivelato che durante il rossore da imbarazzo si attivava principalmente il cervelletto, un’area del cervello legata all’arousal, ovvero lo stato di attivazione fisiologica che accompagna le emozioni. Al contempo, non si è osservata alcuna attivazione nelle zone del cervello deputate alla mentalizzazione, ovvero alla capacità di immaginare i pensieri e le opinioni degli altri.

Questo risultato suggerisce che il rossore non è causato dal timore del giudizio altrui, come sosteneva la teoria di Charles Darwin, ma piuttosto da un’intensa sensazione di essere al centro dell’attenzione e di essere osservati.

Tuttavia, è importante sottolineare che lo studio è stato condotto su un campione relativamente piccolo e omogeneo di giovani donne. Per confermare questi risultati, saranno necessarie ulteriori ricerche su una popolazione più diversificata.

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