La ministra del Turismo Daniela Santanchè, insieme ad altre 16 persone, è stata rinviata a giudizio dal Tribunale di Milano per false comunicazioni sociali legate alla sua società Visibilia, un caso che coinvolge anche la sua famiglia e collaboratori stretti. Si tratta del primo processo che la ministra dovrà affrontare come imprenditrice. Il processo avrà inizio il prossimo 20 marzo e la giudice ha dichiarato prescritte le imputazioni relative agli anni 2016-2018.
Gli imputati sono accusati di aver omesso “ogni attività di accertamento” sul bilancio della Visibilia Editore, quotata in borsa, con l’intento di ottenere “un ingiusto profitto” e di ingannare gli investitori, mettendo a rischio la continuità della società. Tra gli imputati ci sono anche il compagno della ministra, Dimitri Kunz, e membri della sua famiglia.
Le indagini, condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Milano, riguardano bilanci falsificati dal 2016 al 2020, in particolare l’iscrizione di un avviamento per cifre superiori a quelle reali, senza la dovuta svalutazione. La vicenda rischia di avere ripercussioni politiche significative.
La difesa della ministra ha annunciato che si prepara a dimostrare la sua estraneità alle accuse. Ma la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente: il prossimo 29 gennaio la Cassazione dovrà decidere sulla competenza tra Milano e Roma per un altro caso che coinvolge Santanchè, relativo a una truffa aggravata ai danni dell’Inps durante il periodo Covid.
Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Elly Schlein (PD) e Giuseppe Conte (M5S) hanno chiesto le dimissioni della ministra, sostenendo che le gravi accuse a suo carico non sono compatibili con il ruolo di membro del governo. In risposta, la premier Giorgia Meloni si trova ora al centro di un dibattito sulle sue decisioni politiche in merito alla permanenza di Santanchè nel suo governo.
