La Francia è scossa da un terremoto politico. Il governo guidato da Michel Barnier è caduto ieri sera, dopo soli 2 mesi e 29 giorni di vita. Un primato negativo che lo rende l’esecutivo più breve nella storia della Quinta Repubblica, istituita nel 1958.
Decisiva per la sua caduta è stata una sorprendente e inedita alleanza tra l’estrema destra di Marine Le Pen e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. I due schieramenti, tradizionalmente avversari, hanno unito le forze per respingere il progetto di legge finanziaria proposto da Barnier, considerato dalle opposizioni una manovra “lacrime e sangue”. L’intervento, secondo i detrattori, avrebbe colpito duramente le fasce più deboli della popolazione, suscitando proteste in tutto il Paese.
La caduta del governo rappresenta un duro colpo per il presidente Emmanuel Macron, che aveva puntato su Barnier per consolidare una fragile maggioranza e portare avanti riforme economiche cruciali. Macron ha annunciato che si rivolgerà alla nazione questa sera per cercare di rassicurare i cittadini e delineare i prossimi passi.
Le speculazioni sulla prossima mossa politica sono già iniziate. Tra le ipotesi c’è la nomina di un nuovo primo ministro o il ricorso a elezioni anticipate, una prospettiva che potrebbe destabilizzare ulteriormente il panorama politico francese.
Intanto, l’alleanza tra Le Pen e Mélenchon solleva interrogativi sul futuro delle opposizioni. Se questa collaborazione sarà un caso isolato o il preludio a nuovi equilibri politici resta una domanda aperta, mentre la Francia attende di conoscere il prossimo capitolo di una crisi politica senza precedenti.
