Il 22 settembre 1907, il varo della Principessa Jolanda si trasformò in un evento catastrofico che segnò la storia della navigazione italiana. Questa lussuosa nave da crociera, progettata per il Lloyd italiano e costruita presso il cantiere navale Riva Trigoso, era stata concepita per competere con le navi transatlantiche nordeuropee, offrendo servizi di alta qualità agli emigranti e ai passeggeri facoltosi.
Il giorno del varo, un vasto pubblico si radunò per assistere a quello che si prevedeva fosse un grande evento. Tuttavia, al momento decisivo, le cose presero una piega drammatica. Non appena la nave toccò l’acqua, si inclinò su un lato, iniziando a imbarcare acqua attraverso gli oblò non ancora installati. I tentativi di stabilizzarla, compreso il rilascio dell’ancora e l’intervento di rimorchiatori, si rivelarono vani.
In pochi minuti, la Principessa Jolanda affondò, lasciando gli astanti inorriditi. Le indagini successive rivelarono che il suo pescaggio era inadeguato rispetto al baricentro elevato, complicato ulteriormente dall’assenza di zavorra e dal carbone. Questi fattori contribuirono a renderla vulnerabile al capovolgimento. Nonostante la tragedia, il naufragio avvenne senza vittime.
L’episodio costrinse il Lloyd italiano a rivedere le procedure di varo per la nave gemella, la Principessa Mafalda, che, pur evitando l’immediato naufragio, incontrò anch’essa un destino fatale anni dopo. La storia della Principessa Jolanda rimane un monito sulle insidie della progettazione navale e la necessità di rigorosi standard di sicurezza nel settore marittimo.
