ROMA (ITALPRESS) – “Israele sta vivendo un momento, probabilmente il più difficile della sua storia, e queste elezioni ovviamente assumono un significato politico molto importante”. Così Daniele Ruvinetti, senior advisor della Fondazione Med-Or, commenta l’appuntamento elettorale del 27 ottobre, in cui i cittadini israeliani sono chiamati a votare per il nuovo governo del Paese. “Saranno delle elezioni molto importanti, viste le crisi e vista la situazione che sta vivendo il Medio Oriente, con gli attacchi in Iran, sia israeliani che americani, e ovviamente quello che è successo a Gaza dopo il 7 ottobre con Hamas”, osserva Ruvinetti ospite di Diplomacy Magazine, la rivista di geopolitica, condotta da Claudio Brachino, dell’agenzia Italpress.
Il senior advisor ha ricordato che l’attuale premier, Benjamin Netanyahu, “cerca di essere rieletto, avendo anche una serie di preoccupazioni personali”, fra cui le vicende giudiziarie in corso. All’interno della coalizione che sostiene Netanyahu “troviamo anche la parte più di destra, più ‘messianica’, quella di Ben-Gvir e di Smotrich“, dice l’esperto. Stando ai sondaggi, ricorda Ruvinetti, “questo blocco potrebbe in qualche modo arrivare tra la prima e la seconda posizione”.
Un’altra forza data in forte ascesa è quella creata dall’ex capo di Stato maggiore della difesa, Gadi Eisenkotz. “Secondo qualcuno, potrebbe addirittura superare il partito di Netanyahu, lo storico Likud, o comunque andargli molto vicino”, osserva l’esperto. “Ci sono poi anche altri partiti di opposizione, ricordiamo Bennett e Lapid, che anche se hanno delle divergenze su alcuni punti – prosegue Ruvinetti – hanno però fatto un fronte comune”.
Infine ci sono i partiti arabi, che invece non si presentano in un blocco unico. “Ricordiamo che per avere la maggioranza e per governare bisogna avere al Parlamento israeliano 61 deputati, e oggi secondo i sondaggi nessuno di questi blocchi raggiunge questa cifra, quindi potremmo avere una situazione poco chiara”, osserva l’esperto.
In questo quadro potrebbe risultare “che nessuno abbia la maggioranza, e quindi si aprirebbe un fronte” per capire l’eventuale margine per formare una coalizione. Ci sono infine, secondo Ruvinetti, dei punti che possono accomunare in modo trasversale molte forze politiche che si presentano, “ad esempio il tema della sicurezza di Israele”, ma anche il pericolo individuato nell’Iran e il tema di Hamas. “Quindi mi aspetto che, a prescindere da chi vince, l’impostazione sulla sicurezza rimanga più o meno la stessa”, ha aggiunto Ruvinetti. “Sono poi i modi” a fare la differenza, ha osservato, con forze più “interventiste” e altre che prediligono la via “diplomatica”.
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