Il patrimonio culturale rischia di perdere le competenze necessarie a conservarlo. È l’allarme che CNA Imperia rilancia sulla base del nuovo Rapporto CNA Restauratori: in Italia il 61% dei titolari d’impresa ha superato i 50 anni, mentre gli imprenditori con meno di 40 anni rappresentano appena il 13,6%. A questo squilibrio si aggiunge un sistema degli appalti che troppo spesso colloca le imprese specializzate in una posizione subordinata, pur affidando proprio a loro la responsabilità materiale degli interventi. Una questione che riguarda direttamente anche il Ponente ligure, dove centri storici, chiese, oratori, palazzi, opere d’arte e manufatti costituiscono una parte essenziale dell’identità dei luoghi e della loro attrattività turistica. «Quando scompare una competenza artigiana del restauro, il danno va ben oltre la chiusura di un’attività: diventa più difficile proteggere un pezzo del nostro patrimonio – dichiara Luciano Vazzano, segretario territoriale di CNA Imperia –. Nel nostro territorio investiamo sulla bellezza dei borghi, sulla cultura e sull’autenticità dell’esperienza turistica. Dobbiamo dare altrettanta attenzione alle imprese e ai professionisti che quella bellezza sanno conservarla. Senza il loro lavoro, anche la promozione del territorio perde una parte fondamentale delle proprie basi». Il rapporto nazionale, al centro della seconda edizione degli Stati Generali dei Restauratori – Formazione e impresa, in programma martedì 20 ottobre al Ministero della Cultura, fotografa un comparto composto da 3.861 imprese specializzate e poco più di 10mila addetti, con una dimensione media di 2,6 addetti per impresa. Quasi otto attività su dieci sono artigiane; il 63,7% delle imprese è guidato da donne. Dal 2000 il numero delle attività è cresciuto dell’85,8%: un patrimonio imprenditoriale che ha dimostrato capacità di sviluppo e resistenza alle crisi. Gli investimenti del PNRR hanno accelerato gli interventi sul patrimonio culturale, evidenziando però una criticità denunciata da CNA nazionale: una quota rilevante dei lavori viene acquisita da imprese generali dell’edilizia e successivamente affidata in subappalto agli specialisti del restauro, con una compressione dei loro margini e dell’autonomia operativa. «La competenza deve pesare nell’organizzazione degli appalti e nel riconoscimento economico del lavoro – prosegue Vazzano –. Chi possiede le capacità necessarie a intervenire su un bene culturale deve poter accedere alle commesse in condizioni adeguate. Chiediamo alle stazioni appaltanti e ai progettisti di valorizzare le specializzazioni, prevedere requisiti proporzionati agli interventi e valutare, dove possibile e appropriato, lotti funzionali che consentano la partecipazione delle micro e piccole imprese qualificate. Qualità, tempi corretti di esecuzione e pagamenti puntuali devono essere condizioni concrete». Per CNA Imperia, il legame tra conservazione e sviluppo locale è particolarmente evidente. Dalla Pigna di Sanremo ai borghi dell’entroterra, il patrimonio storico rappresenta una risorsa per le comunità e per un turismo capace di distribuire opportunità anche oltre la stagione balneare. Il progetto “Cultura Open Hub – Innovazione e turismo nei borghi”, che coinvolge Cervo, Villa Faraldi e Diano Arentino, testimonia come cultura, recupero dei luoghi e sviluppo territoriale possano entrare in una strategia comune. «Ai Comuni, alla Regione e agli enti proprietari dei beni chiediamo una programmazione della conservazione e della manutenzione che dia continuità al lavoro – sottolinea Vazzano –. Intervenire soltanto quando il degrado diventa emergenza rende tutto più difficile. Programmare permette di proteggere i beni, organizzare gli interventi e offrire alle imprese una prospettiva nella quale investire e inserire giovani». Proprio la formazione è uno dei nodi più urgenti. Tra il 2015 e il 2025 i laureati magistrali in Conservazione e Restauro sono stati 723 in tutta Italia, circa 65 all’anno, nonostante un tasso di occupazione superiore al 90% a cinque anni dal titolo. L’indagine CNA mostra che il 70,7% delle imprese valuta positivamente la preparazione accademica, ma il 73,5% chiede più esperienza nei cantieri durante gli studi e il 54,4% un maggiore coinvolgimento dei restauratori esperti nella didattica. Inoltre, l’83% domanda una qualifica ufficiale e un adeguato riconoscimento per gli artigiani altamente specializzati che collaborano agli interventi, come falegnami, stuccatori, doratori e fabbri. «Ai giovani dobbiamo far conoscere un mestiere di grande responsabilità, nel quale conoscenza, ricerca e manualità si incontrano e possono offrire prospettive professionali concrete – conclude Vazzano –. Servono percorsi più collegati alle imprese, esperienze di cantiere e strumenti che aiutino il passaggio delle competenze tra generazioni, nel rispetto delle qualifiche previste per ciascuna figura. Al Governo chiediamo continuità nelle politiche per il patrimonio culturale anche oltre gli investimenti straordinari del PNRR. Difendere i restauratori significa dare un futuro alle imprese e ai beni che rendono unico il nostro territorio. Non possiamo permetterci di perdere né gli uni né gli altri».
Restauratori, Cna Imperia: senza imprese e nuove generazioni anche la bellezza del ponente rischia di perdere il suo futuro


