Ex Ilva, sale la protesta a Genova i lavoratori hanno bloccato l’accesso all’aeroporto

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Un nuovo capitolo di forte tensione si apre sulla vertenza dell’ex Ilva di Genova Cornigliano. Nella mattinata di oggi, i lavoratori dello stabilimento hanno abbandonato le fabbriche per muoversi in un corteo spontaneo e determinato verso l’aeroporto Cristoforo Colombo di Sestri Ponente, bloccandone completamente gli accessi viari e causando pesanti ripercussioni sulla circolazione cittadina. A far scoppiare la rabbia delle tute blu è stata una comunicazione giunta improvvisamente venerdì scorso tramite PEC. Con questo messaggio, i commissari straordinari dell’azienda hanno notificato un forte incremento dei numeri della cassa integrazione guadagni. Una decisione drastica, motivata formalmente dalla drammatica carenza di approvvigionamento di coils — i rotoli d’acciaio grezzo che dovrebbero giungere regolarmente dal sito produttivo di Taranto per alimentare le lavorazioni del polo ligure. Senza materia prima, le linee si fermano e il futuro delle famiglie torna a dipendere dagli ammortizzatori sociali. La reazione dei sindacati non si è fatta attendere. Armando Palombo, rappresentante della Rsu Fiom, ha scandito parole chiare di fronte ai manifestanti: la mobilitazione proseguirà a oltranza finché dal governo non arriveranno risposte concrete e impegni vincolanti. Al centro delle rivendicazioni non c’è soltanto il blocco dell’ennesimo ricorso alla cassa integrazione, ma la tenuta complessiva dell’accordo di programma per Genova e la garanzia dei livelli occupazionali. I lavoratori chiedono l’apertura immediata di un tavolo di confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare chiarezza sul piano industriale di rilancio della siderurgia nazionale. La città di Genova vive così un’altra giornata di passione, stretta tra la solidarietà a una classe operaia che difende con dignità il proprio lavoro e i disagi per i viaggiatori e la viabilità nel ponente genovese. La palla passa ora alle istituzioni, chiamate a dare segnali rapidi prima che il muro di protesta si alzi ulteriormente.