Columbus Day, l’orgoglio italoamericano oltre le polemiche su Colombo

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di Stefano Vaccara

NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Per capire cosa rappresenti davvero il Columbus Day per milioni di italoamericani, bisogna guardare oltre Cristoforo Colombo. Bisogna tornare a quando essere italiani negli Stati Uniti non era motivo di orgoglio, ma spesso di vergogna, discriminazione e persino violenza. Come ogni secondo lunedì del mese di ottobre, la Quinta Avenue di Manhattan oggi si riempie nuovamente di tricolori per l’82ª Columbus Day Parade, organizzata dalla Columbus Citizens Foundation. Oltre cento gruppi, bande musicali e carri allegorici sfilano dalla 47^ alla 72^ Strada, in una manifestazione che secondo le previsioni degli organizzatori può richiamare fino a un milione di spettatori. Grand Marshal è il finanziere e filantropo Ray Dalio, rappresentato dal figlio Matt. Tra i partecipanti anche l’Associazione Culturale Italiana di New York, guidata da Tony Di Piazza, con un proprio carro in cui svetta il campione azzurro Roberto Baggio.

È una festa popolare, ma dietro le bandiere c’è una storia dolorosa. Nel 1891, a New Orleans, undici siciliani furono linciati da una folla inferocita, in gran parte dopo essere stati assolti o prosciolti dalle accuse relative all’assassinio del capo della polizia. Erano gli anni in cui gli immigrati italiani, soprattutto meridionali, occupavano uno degli ultimi gradini della gerarchia sociale americana, bersagli di pregiudizi razziali e considerati da molti quasi indegni di appartenere alla nuova nazione. Quando nel 1892 il presidente Benjamin Harrison promosse le celebrazioni per il quattrocentesimo anniversario del viaggio di Colombo, il navigatore genovese divenne anche un simbolo di riscatto. Gli italiani non erano soltanto immigrati poveri e disprezzati: potevano rivendicare un legame con la stessa nascita dell’America moderna.

“Sosteniamo con orgoglio il Columbus Day perché celebra l’orgoglio italoamericano”, ha ricordato Robert Allegrini, presidente della National Italian American Foundation (NIAF), citato oggi da Gianni Riotta su la Repubblica. Lo stesso Allegrini, firmando a Roma un accordo per insegnare nelle scuole italiane la storia dell’emigrazione negli Stati Uniti, ha parlato a Italpress di “una storia di coraggio, di sacrificio”. È proprio questa memoria collettiva, prima ancora della figura controversa di Colombo, a dare alla festa il suo significato più profondo. Quel simbolo, però, non nacque spontaneamente.

Fu promosso anche da potenti editori e uomini d’affari italoamericani, come Carlo Barsotti, fondatore del giornale “Il Progresso Italoamericano: e promotore del monumento di Columbus Circle, e successivamente da Generoso Pope, che attraverso lo stesso giornale contribuì a consolidare la tradizione della parata. Figure influenti e per questo chiamati “prominenti”, ma anche controverse, per il loro rapporto con il potere economico e politico. Pope, in particolare, sostenne per anni il regime fascista di Mussolini.

Ma soprattutto resta l’altra faccia della storia. Per i popoli indigeni, Colombo non rappresenta un riscatto, ma l’inizio della conquista europea, della violenza coloniale, della schiavitù e di processi che portarono al genocidio di intere popolazioni. Non sono accuse inventate dalla cosiddetta cancel culture. Sono pagine documentate della storia, che meritano riconoscimento e memoria. Non a caso, proprio il secondo lunedì di ottobre, negli Stati Uniti si celebra anche l’Indigenous Peoples’ Day.

Due memorie che troppo spesso vengono presentate come incompatibili. La politica contribuisce ad alimentare la contrapposizione. Donald Trump ha trasformato ancora una volta la difesa di Colombo in una battaglia contro la sinistra, accusata di voler cancellare la storia americana. Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha invece scelto di non partecipare alla parata, suscitando le proteste di diverse associazioni italoamericane.

Mamdani, tuttavia, il 10 ottobre ha diffuso un messaggio per il Mese del Patrimonio Italoamericano, ricordando il contributo degli immigrati alla costruzione di New York e celebrando Vito Marcantonio, il deputato socialista indipendente di East Harlem che eletto al Congresso, tra gli anni Trenta e Cinquanta difese lavoratori, immigrati e diritti civili. Figlio di quell’Harlem italiana dove anche Fiorello La Guardia costruì la propria carriera politica, Marcantonio rappresenta un’altra grande tradizione degli italiani America: quella della solidarietà tra comunità diverse. Parlava agli elettori italiani, portoricani e afroamericani, dal celebre Lucky Corner di East Harlem dove aveva tenuto i comizi La Guardia, dove la politica era ancora incontro diretto con la gente. Proprio per questo però, la presenza del sindaco sulla Quinta Avenue avrebbe potuto rappresentare un’occasione di dialogo, anziché lasciare spazio a nuove incomprensioni. Perché non dovrebbe essere necessario scegliere tra Colombo e Marcantonio, tra l’orgoglio degli immigrati italiani e il rispetto dovuto ai nativi americani. Neppure lasciare che siano le contrapposizioni politiche del presente a decidere quali pagine della storia meritino di essere ricordate.

La vera sfida sarà nei prossimi anni allargare il significato della festa: celebrare non soltanto il navigatore genovese, ma anche Madre Cabrini, Fiorello La Guardia, i lavoratori delle ferrovie e della metropolitana, gli scienziati, gli artisti e le generazioni di italiani che hanno contribuito a costruire l’America. Si può riconoscere il coraggio di un’impresa che cambiò la storia senza giustificare le atrocità che seguirono. Si può essere orgogliosi delle proprie radici senza ignorare le ferite degli altri. Il Columbus Day quindi non come bandiera da agitare contro qualcuno, ma un ponte tra storie, culture e memorie diverse.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).