ROMA (ITALPRESS) – Da un lato i continui attacchi sul territorio nemico, sempre più esposto ai droni e ai missili di Kiev. Dall’altro l’allarme ormai generalizzato per un inverno che si preannuncia drammatico e per una situazione finanziaria che si fa ogni giorno più complicata. L’Ucraina sembra a un bivio. Dal punto di vista militare il suo esercito continua, dopo più di quattro anni e mezzo dall’inizio dell’invasione su vasta scala, a tener testa orgogliosamente alle truppe di Mosca e a causare danni, vittime e feriti sul suolo russo. Nelle ultime ventiquattr’ore sono state colpite, oltreconfine, le regioni di Samara (distante migliaia di chilometri dal fronte) e quella di Bryansk mentre “nuovi successi” – così li ha definiti il presidente Volodymyr Zelensky – sarebbero stati conseguiti nel Mar Nero.
Non solo: il “capo” di Kiev ha annunciato che “il missile balistico ucraino FP-9, in grado di raggiungere Mosca, sarà pronto entro l’autunno“. Sarebbe un ulteriore salto di qualità nell’evoluzione tecnologica del conflitto, in grado, se non di cambiarne le sorti, di spaventare ulteriormente la popolazione della capitale, già colpita più volte dai droni lanciati dagli ucraini. Non solo: secondo lo stesso Zelensky, il suo stato maggiore intensificherà gli attacchi contro le raffinerie russe, un tentativo per fermare Vladimir Putin e indurlo a diminuire i bombardamenti sui civili e sulle principale infrastrutture critiche del Paese. Difficilmente, però, lo zar farà marcia indietro. Anzi. I dati ufficiali dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, parlano chiaro: nei primi otto mesi del 2026 sono aumentati del 55% i morti e i feriti fra i civili ucraini rispetto agli stessi periodi dei primi anni di guerra, con oltre 15 mila fra persone uccise o che hanno dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. E il piano del Cremlino in vista dell’inverno non promette nulla di buono: Mosca punta a mettere fuori uso le infrastrutture sia civili che militari e non sembra più porsi alcun limite, costi quel che costi. Nel week-end e anche nei giorni precedenti sono stati presi di mira i ponti sul fiume Dnipro a Kiev, anche durante la visita del cancellerie tedesco Friedrich Merz; la loro distruzione, anche parziale, causerebbe ripercussioni importanti sia nella vita quotidiana degli abitanti che nei rifornimenti alle truppe, tagliando in due non solo la città ma pure il Paese, quanto meno nella sua direttrice est-ovest. E del resto è stato lo stesso ministero degli Esteri russo a diramare un avviso agli stranieri che si trovano nella capitale, invitandoli apertamente a lasciare Kiev.
Secondo Zelensky, per Putin non ci sarebbe più nessuna regola da rispettare: vorrebbe privare le grandi città delle risorse necessarie in vista dei mesi più freddi, per costringere il nemico, sempre più esausto, a cedergli tutto il Donbass e a chiudere il conflitto. E’ per questo che il Cremlino avrebbe alzato il tiro per portare il sistema energetico ucraino al collasso. Un rischio reale, acuito poi dai problemi finanziari di Kiev, che per continuare a combattere avrebbe bisogno l’anno prossimo di ulteriori 70 miliardi di euro dai propri partner. Cifre enormi, tanto più in un periodo storico particolare: dagli Stati Uniti il sostegno di Donald Trump è diminuito e l’Europa dei populismi dilaganti difficilmente potrà aumentare il budget per armare ancor di più l’Ucraina. Una situazione sempre più complicata, insomma, per quanto, al fronte, l’esercito di Kiev stia continuando, pur con difficoltà, a mantenere quasi intatta la linea difensiva.
E mentre nel week-end si sono contate due vittime nell’oblast di Kharkiv e una anche a Sumy più a nord, stanno aumentando in questi giorni anche gli attacchi marini. Ad essere colpita, nelle ultime ore, è stata una nave liberiana nel porto di Odessa; una persona è morta, altre tredici sono state evacuate. Il Mar Nero rappresenta uno snodo fondamentale non soltanto dal punto di vista militare; è da qui che partono e arrivano le merci per i fabbisogni della popolazione. Ed è proprio questo il nuovo target del Cremlino, che in settimana ha minacciato apertamente la Nato, dopo le esercitazioni militari nel Baltico: “Se si arrivasse ad un attacco diretto contro la Federazione Russa, in questo caso contro Kaliningrad ed eventualmente contro altri territori, ovviamente la questione dell’utilizzo di tutte le armi presenti nell’arsenale del nostro Paese emergerebbe inevitabilmente all’ordine del giorno”. Anche quelle nucleari, evidentemente.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).

