La tensione all’interno del carcere di Marassi ha superato da tempo il livello di guardia, trasformando la struttura genovese nel teatro di una permanente emergenza quotidiana. L’ultimo episodio di cronaca accende ancora una volta i riflettori su una realtà ormai al collasso: un agente della Polizia Penitenziaria è stato brutalmente aggredito da un detenuto e, soltanto pochi minuti dopo, gli stessi poliziotti sono dovuti intervenire d’urgenza per salvare la vita a un altro recluso che stava tentando il suicidio.
Due eventi drammaticamente ravvicinati che evidenziano la duplice natura della crisi che travaglia l’istituto: da un lato una violenza crescente ed ininterrotta, dall’altro la disperazione profonda di chi vive in condizioni di estremo disagio psicologico e materiale. A scagliarsi contro l’assenza di contromisure efficaci è Fabio Pagani, segretario regionale della Uilpa Polizia Penitenziaria, che definisce Marassi un «istituto ormai fuori controllo». Le sue parole tracciano un quadro desolante e spietato della quotidianità operativa: turni massacranti, sotto organico cronico e la costante necessità di fronteggiare eventi critici ad alto rischio, in un clima di perenne sovraccarico fisico e mentale.
L’istituto di Marassi, storicamente gravato da un forte sovraffollamento, si conferma uno degli snodi più critici del sistema penitenziario nazionale. La carenza di personale di supporto medico e specialistico, unitamente alla scarsità di risorse per gli agenti, rende la gestione della sicurezza un esercizio d’equilibrismo quotidiano affidato unicamente allo spirito di servizio degli operatori.
I sindacati tornano così a chiedere con forza un intervento immediato da parte del Ministero della Giustizia. Servono assunzioni straordinarie, un potenziamento dell’assistenza psichiatrica e una revisione profonda delle strategie di gestione interna prima che la situazione degeneri ulteriormente, lasciando sul campo altre vittime tra chi in carcere ci lavora e chi vi è recluso.

