TEHERAN (IRAN) (ITALPRESS) – Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha negato oggi ogni intenzione di Teheran di ampliare il conflitto in corso. “Quello che fa l’Iran è difendere i propri confini. Non vogliamo che la guerra continui”, ha dichiarato Pezeshkian, secondo quanto riportato dai media ufficiali. Il capo di Stato ha tuttavia ammesso l’esistenza di divisioni interne, invitando a costruire “una società nella quale il nemico non ambisca a entrare per squartarla pezzo per pezzo e annientarla”.
Le dichiarazioni arrivano mentre il presidente americano Donald Trump ha affermato ieri che i negoziati con l’Iran “sono in corso adesso” e rappresentano “l’ultima opportunità” per i responsabili di Teheran di raggiungere un accordo.
Secondo Trump, i colloqui – richiesti dall’Iran e sostenuti da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar – riguardano soprattutto la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz a partire da oggi. Teheran aveva smentito nelle ore precedenti l’esistenza di qualsiasi trattativa con Washington, suscitando la reazione del presidente americano, che ha ribadito l’alternativa tra un accordo e la resa.
Dopo più di sei mesi dall’attacco americano-israeliano del 28 febbraio e nonostante una tregua seguita da un memorandum d’intesa propedeutico a un’intesa permanente, Iran e Stati Uniti hanno ripreso le ostilità a luglio. Le prospettive di una soluzione del conflitto restano incerte.
TEHERAN CERCA CONTROLLO SUL TRAFFICO NELLO STRETTO DI HORMUZ
Una fonte iraniana autorevole ha rivelato che Teheran intende assumere il controllo dell’ingresso del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e monitorare le partenze, con la possibilità di intervenire se necessario. Il piano è al momento in discussione con il Sultanato dell’Oman, in vista di una possibile riapertura del corridoio strategico. La fonte, coinvolta nei colloqui e citata da al Arabiya, ha spiegato che “l’idea generale è attualmente oggetto di discussione”. ù
Il percorso di uscita delle navi passerebbe tra Iran e Oman, e Masqat concederebbe l’autorizzazione all’uscita dopo aver notificato Teheran. Ha aggiunto che “è improbabile che Teheran cambi posizione”. La dichiarazione arriva mentre il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Ismail Baqaei, ha annunciato domenica che Teheran e Masqat sono vicine a un accordo su un nuovo percorso marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz, distinto da quelli esistenti. “Stiamo raggiungendo un’intesa su un tracciato accettabile per entrambe le parti, né settentrionale né meridionale, ma che rispetti i diritti sovrani di entrambi e salvaguardi i nostri interessi nazionali e la nostra sicurezza”, ha dichiarato Baqaei alla tv di Stato.
I dettagli del nuovo percorso non sono ancora chiari. Sia l’Iran sia gli Stati Uniti rivendicano il controllo del passaggio, attraverso il quale in condizioni normali transita circa il 20% del consumo mondiale di petrolio. In precedenza l’agenzia ufficiale iraniana Irna aveva riportato dichiarazioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, secondo cui i negoziati con l’Oman “stanno giungendo a conclusione e sono nelle fasi finali”, senza fornire ulteriori particolari. Baqaei ha precisato che l’intesa con l’Oman “non ha nulla a che vedere con la riapertura o la chiusura dello Stretto di Hormuz”, attribuendo agli Stati Uniti la responsabilità della chiusura. “Lo Stretto è stato chiuso a causa della violazione degli impegni da parte degli Stati Uniti, del loro blocco navale all’Iran e di tutte le azioni ostili intraprese contro l’Iran in questo periodo”, ha affermato.
NAVE COLPITA AL LARGO DELLE COSTE DELL’OMAN
Un proiettile non identificato ha colpito una nave mercantile nello Stretto di Hormuz, al largo delle coste dell’Oman. Lo ha reso noto la UK Maritime Trade Operations (UKMTO), l’agenzia marittima britannica, precisando che non risultano feriti né danni. Secondo la segnalazione ricevuta dalla UKMTO, l’imbarcazione – di cui non è stato reso noto il nome – ha comunicato di essere stata “colpita da un proiettile non identificato”. L’incidente è avvenuto a circa 20 miglia nautiche (37 chilometri) a nord-est della città omanita di Khasab.
PER UOMO VICINO A KHAMENEI PEZESHKIAN HA MINACCIATO DIMISSIONI 28 VOLTE
Il clerico iraniano Mohammad Baqer Kharazi, imparentato per via matrimoniale con la famiglia del leader Mojtaba Khamenei, ha suscitato un ampio dibattito dopo aver parlato di tensioni interne al vertice del potere. Lo riporta la Tv al Arabiya. Secondo le sue dichiarazioni, il presidente Masoud Pezeshkian avrebbe presentato o minacciato le dimissioni ben 28 volte dall’insediamento e il leader lo avrebbe avvertito in modo definitivo di non ripetere il gesto.
Kharazi ha riferito che Khamenei avrebbe fatto sapere a Pezeshkian che, qualora presentasse nuovamente le dimissioni, queste sarebbero state accettate. Il messaggio sarebbe stato trasmesso ufficialmente ai responsabili del governo, spingendo il presidente e diversi alti funzionari a fare dietrofront.
“Se Pezeshkian si dimette di nuovo, accetteremo le sue dimissioni”, avrebbe detto il leader secondo il clerico, che ha aggiunto: “Per questo motivo hanno fatto marcia indietro, hanno abbassato i toni e non minacciano più di lasciare”. Nel quadro di un presunto riassetto dei centri decisionali, Kharazi ha inoltre affermato che il leader intende apportare cambiamenti nel Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e nella squadra negoziale. Secondo le sue parole, sarebbe prevista la destituzione del segretario del Consiglio, Mohammad Baqer Zolqadr, e la sua sostituzione con il consigliere militare di Khamenei Mohsen Rezaee. Il clerico ha anche sostenuto che il ministro degli Esteri Abbas Araqchi non interverrà più nei negoziati.
Le dichiarazioni hanno provocato reazioni negli ambienti politici e mediatici iraniani. Il giornalista e attivista Ahmad Zeidabadi ha invitato le istituzioni ufficiali a chiarire la veridicità di quanto affermato, giudicando che in questa fase simili accuse non fanno altro che alimentare tensioni politiche. Zeidabadi ha ricordato che in passato, durante il periodo dei riformisti, Kharazi aveva già rivolto minacce a oppositori politici, tra cui quella di irrompere nelle loro camere da letto e di infilare una bomba loro in bocca, e ha concluso chiedendo alle autorità competenti di fornire chiarimenti prima che la diffusione delle accuse generi una nuova crisi politica.
– Foto di repertorio Ipa Agency –
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