ANDRIA – Direttamente da Andria, dove si trova per un appuntamento elettorale in vista delle comunali del 24 e 25 maggio, Arianna Meloni ha gettato acqua sul fuoco delle polemiche che colpiscono il dicastero guidato da Alessandro Giuli.
“State creando un caso sul niente. È una dinamica naturale che un ministro possa scegliere i propri collaboratori. C’è chi parla di risultati e chi invece fa gossip e basso chiacchiericcio”, ha dichiarato la responsabile del tesseramento di FdI.
“Normali avvicendamenti”: la linea della maggioranza
La strategia della coalizione di governo è chiara: normalizzare l’episodio. Il viceministro Galeazzo Bignami ha rincarato la dose, definendo “non enorme” la rimozione di due dipendenti e citando la propria esperienza personale per sottolineare come il ricambio degli staff sia una prassi consolidata in ogni governo.
Bignami ha poi risposto alle accuse sul presunto stop al film su Giulio Regeni, difendendo l’autonomia delle commissioni tecniche: “Chi accusa probabilmente viene da una cultura che prevede l’intervento a gamba tesa sul lavoro delle commissioni indipendenti. Noi applichiamo l’articolo 97 della Costituzione: imparzialità e buona amministrazione”.
Anche Licia Ronzulli (FI) ha confermato la compattezza della coalizione: “Il governo è stabile e credibile. Un problema di staff interno a un ministero non incide sull’azione di governo”.
L’attacco delle opposizioni: “Governo allo sbando”
Di tutt’altro avviso i leader delle minoranze, che vedono nei decreti di revoca firmati da Giuli il sintomo di una crisi profonda.
- Matteo Renzi (Iv): Ha definito Giuli “un ministro dell’arroganza incapace”, parlando di una “fine ingloriosa” per un ministero che dovrebbe essere la marcia in più del Paese.
- Luca Pirondini (M5S): Il capogruppo pentastellato al Senato ha parlato di “faida quotidiana” e “regolamenti di conti”, accusando la destra di occuparsi di lotte di potere mentre i prezzi dei carburanti e dei supermercati gravano sulle famiglie.
Mentre i decreti di revoca per Merlino e Proietti (figure storicamente vicine a FdI) sono pronti, il Ministero della Cultura resta nell’occhio del ciclone. Per la maggioranza è solo “rumore mediatico” in assenza di temi reali; per l’opposizione, è il segnale che il “metodo Giuli” sta già mostrando le prime crepe istituzionali.
