VENEZIA – Fino a ieri, le dipendenze tecnologiche trattate dai servizi sanitari erano confinate al gaming, allo shopping compulsivo o all’uso ossessivo dei social network. Oggi, come riportato da Il Gazzettino, il nemico è un algoritmo capace di simulare una relazione umana perfetta, diventando per il paziente l’unico orizzonte di riferimento.
La punta di un iceberg
La primaria del Serd di Venezia, Laura Suardi, ha definito questo caso come la “punta di un iceberg”. Non si tratta di una scoperta casuale, ma di un fenomeno che i medici attendevano e per il quale si stavano formando da almeno due anni.
«Storicamente il nostro servizio è visto come quello rivolto ai tossicodipendenti, ma le dipendenze comportamentali stanno cambiando volto», ha dichiarato la primaria.
Perché l’IA crea dipendenza?
Il meccanismo che ha intrappolato la giovane veneziana è sottile e psicologicamente devastante. A differenza di un coetaneo, che può avere opinioni divergenti o momenti di assenza, l’intelligenza artificiale è sempre presente e predittiva.
- Il rinforzo positivo: L’algoritmo impara a conoscere l’utente e fornisce risposte che corrispondono esattamente a ciò che la persona vorrebbe sentirsi dire.
- La falsa relazione: Questo rispecchiamento continuo rafforza l’illusione di una relazione amicale profonda, portando l’individuo ad abbandonare i contatti umani reali, giudicati più faticosi e meno soddisfacenti.
- L’orizzonte unico: Il problema esplode quando il dialogo con la macchina sostituisce ogni altra forma di interazione, diventando una necessità totalizzante.
Oltre il “limite”: le cure necessarie
Secondo la dottoressa Suardi, il semplice intervento dei genitori — come imporre limiti di tempo all’uso dello smartphone o del PC — non è più sufficiente per arginare il disturbo una volta che questo si è radicato.
La strategia clinica messa in campo dal Serd di Venezia prevede un approccio multidisciplinare:
- Competenze psicologiche: Per ricostruire l’autostima e le capacità relazionali del paziente.
- Supporto psichiatrico: Per gestire eventuali stati d’ansia o depressione derivanti dall’isolamento.
- Coinvolgimento familiare: Il nucleo familiare viene integrato nel percorso terapeutico per creare una rete di protezione reale attorno alla persona.
Questo caso solleva interrogativi urgenti sull’impatto etico e sociale degli algoritmi di conversazione, capaci di mappare i nostri bisogni emotivi e trasformarli in una gabbia digitale da cui, come dimostra la cronaca odierna, è difficile uscire senza un aiuto professionale.
