Caso Ferretto, la modella ritrovata in un carcere della Florida: «È la fine di un incubo»

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MONTAGNANA (PADOVA) – Dopo due settimane di silenzio assoluto e angoscia per i familiari, è arrivata la conferma ufficiale dall’Interpol. Le autorità statunitensi hanno risposto alle sollecitazioni del Ministero dell’Interno e della Procura di Rovigo, individuando la donna dietro le sbarre in una prigione dello “Stato del Sole”. La notizia è stata comunicata immediatamente alla stazione dei Carabinieri di Montagnana e alle autorità consolari italiane negli USA.

Un arresto avvolto nel mistero

Il silenzio comunicativo che aveva fatto temere il peggio si spiega ora con la detenzione. Dal 22 aprile, giorno del rientro negli Stati Uniti dopo le vacanze pasquali in Veneto, Elisabetta aveva smesso di rispondere ai messaggi e le sue tracce digitali erano state cancellate.

Nonostante il sollievo per averla trovata viva, resta un enorme interrogativo: perché Elisabetta Ferretto è stata arrestata? Al momento, le autorità americane non hanno reso nota l’ipotesi di reato che ha portato alla sua carcerazione.

“È la fine di un incubo”, avrebbe confessato la madre di Elisabetta all’assessora Paola Barbierato, esprimendo la gratitudine di una famiglia che per giorni ha temuto una ritorsione legata al passato della donna.


Il peso del passato: la sfida a Jeffrey Epstein

Il nome di Elisabetta Ferretto è legato a doppio filo a uno degli scandali più oscuri del jet set internazionale. Fu lei, con il cognome Tai, una delle prime a denunciare pubblicamente il predatore seriale Jeffrey Epstein.

La sua storia risale al 2004:

  • L’esca: Un agente le promette una carriera da “angelo” per Victoria’s Secret.
  • La trappola: Viene condotta nella dimora di Epstein per quello che crede essere un provino.
  • La fuga: Il finanziere tenta un approccio sessuale esplicito; Elisabetta rifiuta e riesce a scappare, rinunciando ai sogni di gloria per proteggere la propria integrità.

Indagini diplomatiche in corso

Ora che la cinquantenne è stata localizzata, la palla passa alla diplomazia. Il Ministero degli Esteri dovrà capire se la detenzione sia avvenuta nel rispetto dei diritti legali o se, come ventilato in alcune fasi convulse della ricerca, possano esserci state anomalie procedurali.

La comunità di Montagnana e i parenti attendono ora di poter parlare con Elisabetta per capire cosa sia realmente accaduto dal momento in cui ha rimesso piede sul suolo americano. Il timore che la sua voce scomoda contro il sistema Epstein possa aver creato nuovi ostacoli alla sua vita non si è ancora del tutto placato.