A meno di due settimane dall’ultima condanna, il trapper di Lecco è stato arrestato dai Carabinieri. Tra le accuse più pesanti, la brutale aggressione alla convivente: «Le ha rotto il naso».
LECCO / MILANO – Le manette sono scattate all’alba di oggi. I Carabinieri del Comando Provinciale di Lecco hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 24enne Baby Gang e di altre sei persone appartenenti al suo “inner circle”. Un blitz che arriva come un macigno sulla carriera dell’artista, proprio mentre cercava di accreditarsi come un uomo nuovo.
Le accuse: dalle armi alla rapina
Il fascicolo della Procura di Lecco è pesantissimo. Al rapper vengono contestati i reati di porto abusivo di armi e rapina. Gli inquirenti hanno documentato come, nonostante i precedenti e la sorveglianza, il giovane continuasse a muoversi in un contesto di criminalità urbana.
Questo arresto segue di soli 13 giorni la condanna inflitta il 4 marzo scorso (2 anni e 8 mesi per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina). In quell’occasione, uscendo dal Palazzo di Giustizia di Milano, Mouhib aveva dichiarato: «Adesso basta, solo musica». Parole che, alla luce delle nuove indagini, appaiono oggi come una mera strategia processuale.
L’orrore domestico: «Vessazioni quotidiane»
L’aspetto più inquietante dell’indagine riguarda però la sfera privata del trapper. Baby Gang è accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate ai danni della convivente, una ragazza italiana di 22 anni. Secondo le testimonianze raccolte e i referti medici:
- La giovane era sottoposta a vessazioni fisiche e psicologiche quotidiane.
- L’escalation di violenza è culminata in un’aggressione brutale: il rapper l’avrebbe colpita ripetutamente al volto fino a fratturarle il setto nasale.
- Dopo il pestaggio, la ragazza sarebbe stata letteralmente cacciata di casa.
Una scia di precedenti
Non è la prima volta che il nome di Mouhib finisce nei verbali per questioni legate alle armi. Già l’11 settembre 2025 era stato fermato a Milano dopo che, in una stanza d’albergo, gli agenti avevano rinvenuto una pistola con matricola abrasa. Quel precedente, che sembrava poter essere l’ultimo, si è rivelato solo un capitolo di una saga giudiziaria che pare non avere fine.
Per Baby Gang si chiudono nuovamente le porte del carcere, proprio mentre il genere trap si interroga sulla deriva violenta dei suoi protagonisti. La difesa dell’artista dovrà ora rispondere non solo delle accuse di natura patrimoniale e balistica, ma anche di un brutale episodio di violenza di genere che ha segnato profondamente la vittima.
