Uno studio dell’Università del Queensland smentisce i timori comuni: l’uso dei dispositivi ritarda l’addormentamento, ma non compromette la qualità del riposo. “Inutile imporre divieti troppo rigidi”.
BRISBANE (AUSTRALIA) – La luce blu degli schermi non sarebbe la causa principale della stanchezza cronica degli adolescenti. Una ricerca coordinata dalla University of Queensland, che ha analizzato 25 studi precedenti coinvolgendo oltre 4.500 ragazzi, ha gettato nuova luce sul rapporto tra tecnologia e riposo notturno, ridimensionando uno dei miti più diffusi dell’era digitale.
Il ritardo c’è, il disturbo no
Il team di ricercatori ha confermato un dato oggettivo: nei giorni in cui i giovani trascorrono più tempo davanti a tablet e smartphone, tendono ad addormentarsi più tardi. Tuttavia, qui si ferma l’impatto negativo. L’analisi non ha rilevato infatti alcuna correlazione significativa con:
- La durata complessiva del sonno;
- La qualità del riposo;
- La frammentazione (risvegli notturni);
- Il tempo effettivo impiegato per prendere sonno una volta spento il dispositivo.
Smentita la teoria della “luce blu”?
I risultati mettono in discussione le teorie secondo cui l’esposizione agli schermi disturberebbe il sonno attraverso la soppressione della melatonina o un’eccessiva attivazione cognitiva. Sebbene la tendenza generazionale mostri giovani sempre più assonnati e con un sonno più breve, la ricerca suggerisce che la causa potrebbe non essere lo schermo in sé, ma altri fattori legati allo stile di vita moderno.
Addio ai divieti drastici?
La conclusione degli scienziati australiani è anche un consiglio pratico per le famiglie. Le linee guida troppo rigide, come il divieto assoluto di utilizzare dispositivi elettronici prima di coricarsi, potrebbero risultare “eccessivamente restrittive e poco efficaci”.
L’attenzione dei genitori, secondo i ricercatori, dovrebbe spostarsi dalla semplice presenza dello smartphone alla gestione dell’orario in cui si decide di spegnerlo, per evitare che lo slittamento dell’addormentamento riduca le ore di riposo necessarie per affrontare la giornata scolastica.
In un mondo dove lo smartphone è diventato un’estensione del braccio degli adolescenti, questa ricerca invita a un approccio più sfumato e meno allarmistico, puntando sulla consapevolezza piuttosto che sulla censura tecnologica.
