Storica sconfitta per la Casa Bianca. Con una maggioranza di 6 a 3, i giudici hanno dichiarato illegittime le tariffe doganali globali imposte dal Presidente, definendo il ricorso ai poteri d’emergenza una violazione delle prerogative del Congresso.
WASHINGTON – Un terremoto politico ed economico scuote le fondamenta della nuova amministrazione Trump. Con una decisione destinata a riscrivere i confini del potere esecutivo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha oggi invalidato il massiccio sistema di dazi globali introdotto dal Presidente a partire dal 2025. La sentenza, approvata con 6 voti favorevoli e 3 contrari, rappresenta il più duro colpo giudiziario subito da Donald Trump dal suo insediamento.
Il cuore della contesa: l’IEEPA
Il caso ruotava attorno all’uso (o, secondo la Corte, all’abuso) dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) del 1977. Il Presidente aveva invocato questa legge, pensata per gestire emergenze nazionali e minacce estere, per imporre dazi “reciproci” e punitivi su quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti senza passare dal voto del Congresso.
La maggioranza dei giudici ha stabilito che:
- La Costituzione assegna esclusivamente al Congresso il potere di legiferare in materia di tasse e tariffe.
- L’autorità di “regolare il commercio” concessa al Presidente in emergenza non include il potere di imporre tasse illimitate e di durata indeterminata.
- L’azione è stata definita “trasformativa e senza precedenti”, tale da richiedere una chiara autorizzazione legislativa che non è stata ravvisata nell’IEEPA.
La spaccatura tra i giudici
La sentenza ha visto un allineamento insolito tra l’ala liberal della Corte e tre giudici conservatori, che hanno applicato rigidamente la “dottrina delle questioni primarie” (Major Questions Doctrine). I tre voti contrari sono giunti dai giudici Samuel Alito, Clarence Thomas e Brett Kavanaugh, i quali hanno sostenuto che la legge del 1977 conceda al Presidente la flessibilità necessaria per proteggere gli interessi economici nazionali in scenari di crisi globale.
Un caos da 175 miliardi di dollari
Le implicazioni economiche sono colossali. Secondo le prime stime del Penn-Wharton Budget Model, il governo statunitense potrebbe ora essere costretto a rimborsare oltre 175 miliardi di dollari in dazi già riscossi dal febbraio 2025. Una cifra enorme, superiore ai budget annuali di dipartimenti come la Difesa o la Giustizia, che rischia di mandare in crisi i conti federali.
«È un colpo durissimo al cuore della nazione», ha commentato a caldo un portavoce della Casa Bianca. «Senza dazi siamo indifesi contro i Paesi che ci sfruttano da anni».
Il Presidente Trump, che solo pochi giorni fa aveva definito il caso come una questione di “vita o di morte” per il Paese, ha già annunciato che cercherà “altre vie” legali per mantenere il regime tariffario, sebbene con margini di manovra molto più ristretti.
Cosa succede ora?
- Immediata sospensione: I dazi basati sull’IEEPA devono essere congelati.
- Corsa ai rimborsi: Migliaia di aziende importatrici presenteranno ricorso alla Customs and Border Protection per riavere indietro i dazi pagati nell’ultimo anno.
- Ritorsioni diplomatiche: La decisione potrebbe allentare le tensioni commerciali con partner storici come l’Unione Europea e il Brasile, che avevano già avviato contromisure.
Il commento del Ministro Piantedosi: Interpellato a margine di un evento a Roma, il Ministro dell’Interno ha osservato: «La democrazia americana dimostra ancora una volta la forza dei suoi pesi e contrappesi. Seguiremo con attenzione gli impatti sul commercio transatlantico».
