Donald Trump lo definisce un “Must See”, la First Lady vanta incassi da record e Karoline Leavitt lo paragona a Star Wars. Ma i conti non tornano: budget faraonico, sale vuote e il sospetto dei “biglietti fantasma”.
Se dovessimo dare retta alle citazioni promozionali, saremmo di fronte al capolavoro del secolo. Perfino il re del brivido, Stephen King, è stato arruolato (ironicamente o meno) nella campagna: «Il miglior horror che abbia mai visto, sono sobbalzato tre volte». Donald Trump, dal canto suo, ha già visto la pellicola due volte in poche ore, mentre lo staff della Casa Bianca urla al successo globale. Ma i dati reali raccontano una storia molto più complessa.
I numeri del debutto: un terzo posto che scotta
Nel primo weekend di programmazione negli USA, “Melania” ha incassato 7 milioni e 42 mila dollari in 1.777 sale. Un numero dignitoso per un documentario, ma che impallidisce di fronte alla concorrenza:
- 1° Posto: Send Help di Sam Raimi con Rachel McAdams (20 milioni).
- 2° Posto: Iron Lung dello youtuber Markiplier (17,8 milioni con soli 3 di budget).
Nonostante le sparate di Karoline Leavitt («Ha venduto più biglietti di Star Wars!»), il documentario è lontano anni luce dai veri colossi. All’estero il film è inesistente (0 dollari incassati nei 19 mercati fuori dagli USA) e quasi la metà degli incassi nazionali arriva da aree rurali.
Il “giallo” del budget e dei biglietti a pacchetto
Il vero problema per la produzione è la sostenibilità economica. Il film è costato 40 milioni di dollari, a cui se ne aggiungono 35 di marketing, per un totale di 75 milioni. Per andare in pari (break-even), la pellicola dovrebbe incassarne circa 223.
Secondo il New York Times, esiste un sospetto concreto che sta agitando gli analisti: chi sta comprando i biglietti?
Il dubbio è che supporter del movimento MAGA e imprenditori vicini al Presidente stiano effettuando acquisti a pacchetto. In pratica, si comprano centinaia di biglietti per far risultare la sala “sold out” nei dati di vendita, anche se poi le poltrone rimangono fisicamente vuote.
Il miracolo di Rotten Tomatoes: 7% vs 99%
Sul sito di aggregazione recensioni Rotten Tomatoes si sta consumando una spaccatura surreale:
- I Critici (7%): Bocciano il film definendolo un’opera di propaganda priva di mordente.
- Il Pubblico (99%): Esalta il documentario come un capolavoro assoluto.
Tuttavia, gli osservatori notano che moltissime recensioni entusiastiche provengono da profili creati appena 24 ore prima, un segnale tipico di una campagna di astroturfing (creazione di consenso artificiale). Inoltre, l’affermazione di Melania secondo cui sarebbe il “primo incasso documentaristico degli ultimi dieci anni” ignora giganti come Fahrenheit 9/11 o il cinese Amazing China, che al debutto polverizzarono queste cifre.
La prova del nove: la seconda settimana
Come per ogni operazione di “spinta” politica, la verità emergerà alla seconda settimana di programmazione. Se i sostenitori smetteranno di comprare blocchi di biglietti e gli spettatori “reali” non si presenteranno, il crollo degli incassi sarà verticale. Al momento, “Melania” è un successo solo per chi abita alla Casa Bianca; per il resto dell’industria, è un’operazione commerciale che fatica a reggersi in piedi senza aiuti esterni.
