Paesi Bassi, la freedom tax per sicurezza e Ucraina

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Una “tassa per la libertà” per finanziare la sicurezza nazionale e il sostegno all’Ucraina. È uno dei punti più discussi del programma del nuovo governo dei Paesi Bassi, una coalizione di minoranza in via di formazione che riunisce liberali progressisti, popolari e liberali di destra. La misura nasce in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina, dal timore di escalation con la Russia e dall’aumento degli attacchi ibridi, compresi sabotaggi e offensive cyber. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la tenuta del Paese e allineare la spesa militare olandese ai nuovi target fissati dalla Nato.

Nel testo dell’accordo di coalizione la misura viene definita un “contributo per la libertà” e punta, a regime, a superare i 5 miliardi di euro l’anno. Secondo le ricostruzioni dei media olandesi e della stampa specializzata, dal 2028 l’onere sarebbe ripartito tra cittadini e imprese, con circa 3,4 miliardi a carico delle famiglie e 1,7 miliardi a carico delle aziende. I partiti coinvolti non nascondono il carattere politico della scelta, presentata come un sacrificio necessario per la sicurezza nazionale e per il sostegno pluriennale all’Ucraina.

La freedom tax non è però un intervento isolato. Fa parte di un pacchetto molto più ampio che prevede fino a 19 miliardi di euro l’anno di aumento della spesa per la difesa nei prossimi anni, anche attraverso tagli ad altri capitoli di bilancio. L’ambizione del nuovo esecutivo è portare la spesa militare al 2,8 per cento del Pil entro il 2030 e al 3,5 per cento entro il 2035, in linea con le nuove indicazioni della Nato. Sul piano operativo, il programma prevede l’espansione delle forze armate fino a 122.000 effettivi e forti investimenti in intelligence e capacità cyber.

Proprio l’ampiezza del piano rende la misura altamente controversa. I media olandesi evidenziano come l’aumento della spesa per la difesa comporterà riforme e riduzioni in settori chiave del welfare. Tra le ipotesi circolate figurano l’aumento della franchigia sanitaria fino a 460 euro e la riduzione della durata massima dell’indennità di disoccupazione a un solo anno, insieme ad altri interventi di contenimento della spesa sociale.

La tassa per la libertà divide dunque l’opinione pubblica dei Paesi Bassi. Per il governo rappresenta una risposta necessaria a un contesto geopolitico sempre più instabile e una garanzia di sicurezza futura. Per i critici, invece, il prezzo rischia di ricadere in modo significativo su cittadini e servizi sociali, alimentando un dibattito destinato a restare centrale nel confronto politico europeo.