Ordinata la rimozione di ogni contenuto: 2.000 euro di multa per ogni giorno di ritardo o nuova violazione. Il legale del conduttore: «Sancito che non si possono torturare le persone sui social».
MILANO – La puntata di Falsissimo prevista per questa sera potrebbe non andare in onda. Il giudice Roberto Pertile ha accolto il ricorso d’urgenza presentato dai legali di Alfonso Signorini, disponendo un’inibitoria totale nei confronti di Fabrizio Corona. L’ex agente fotografico non solo dovrà astenersi dal pubblicare nuovi contenuti riferiti al conduttore, ma è obbligato a rimuovere immediatamente ogni video o post già online e a consegnare entro 48 ore tutti i supporti fisici (chiavette, hard disk, file) contenenti materiale sulla sfera privata del giornalista.
Le sanzioni: un conto salatissimo
Il provvedimento del Tribunale non è solo un monito morale, ma una scure economica:
- Penale giornaliera: Corona dovrà pagare 2.000 euro a Signorini per ogni singola violazione e per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione delle misure.
- Spese legali: L’ex re dei paparazzi è stato condannato al pagamento di oltre 9.000 euro di spese di lite.
- Obbligo di consegna: La magistratura esige la consegna di tutta la corrispondenza telematica e dei video riguardanti Signorini e soggetti terzi in suo possesso.
Le accuse: un intreccio tra fango e procure
Al centro della contesa c’è la campagna mediatica di Corona sul presunto “Sistema Signorini”, basata su accuse di ricatti e favori sessuali in cambio di visibilità televisiva. Accuse che hanno generato un groviglio di indagini:
- Revenge Porn: Corona è indagato per la diffusione di immagini e chat private di Signorini.
- Diffamazione e Minacce: Un’indagine parallela è nata dalla denuncia di Mediaset contro l’ex agente.
- Contro-accuse: Sul fronte opposto, Signorini risulta indagato per violenza sessuale ed estorsione a seguito della querela dell’ex gieffino Antonio Medugno.
La difesa di Signorini: «Basta tortura social»
L’avvocato Domenico Aiello, che assiste Signorini insieme a Daniela Missaglia, ha espresso soddisfazione per una sentenza che colpisce anche i colossi della rete:
«Non è permesso insultare e torturare il prossimo per lucro personale. Abbiamo denunciato anche i vertici di Google (YouTube) per concorso in diffamazione. I grandi colossi non possono porsi al di fuori dell’etica».
La reazione di Corona: «È censura russa»
Fabrizio Corona non ci sta e annuncia battaglia totale tramite il suo storico difensore, Ivano Chiesa:
- Il ricorso: La difesa impugnerà il provvedimento definendolo “censura preventiva”, vietata in Italia dal 1946.
- Il grido di battaglia: Sui suoi canali Telegram, Corona ha attaccato frontalmente il sistema: «Se oggi zittiscono me, domani zittiscono voi. I potenti si proteggono tra loro, ma io non mi fermo perché ho solo paura della verità».
Una nuova frontiera del diritto web
Il provvedimento milanese segna un punto di non ritorno: la responsabilità degli hosting provider (Google, Meta, TikTok) viene chiamata in causa direttamente, mentre la libertà di cronaca invocata da Corona si scontra con il limite invalicabile della reputazione individuale.
