Caso Torzullo: contestato il nuovo reato di femminicidio, Carlomagno rischia l’ergastolo

Condividi

L’autopsia rivela la furia dell’aggressore: 23 coltellate prima di occultare il corpo in un canneto ad Anguillara. È la prima volta che viene applicata la nuova legge “Roccella-Nordio-Casellati”.

Non più “semplice” omicidio volontario aggravato, ma femminicidio. I magistrati della Procura di Civitavecchia hanno deciso di modificare il capo d’imputazione a carico di Claudio Carlomagno, l’uomo che avrebbe ucciso e poi sotterrato la moglie Federica Torzullo nei pressi della sua azienda ad Anguillara. Una decisione maturata alla luce dei dettagli agghiaccianti emersi dall’autopsia e dalle indagini sulla dinamica del rapporto tra i due.


I rilievi dell’autopsia: 23 colpi per uccidere

I risultati degli esami autoptici hanno confermato la ferocia dell’assalto. Federica Torzullo è stata raggiunta da 23 coltellate, una sequenza che per gli inquirenti dimostra non solo la volontà di uccidere, ma una volontà di annientamento della vittima. Dopo il delitto, l’uomo avrebbe cercato di nascondere le tracce del crimine, sotterrando il corpo della donna in un canneto situato alle spalle della propria attività commerciale. Per questo, Carlomagno è indagato anche per occultamento di cadavere.

Perché scatta l’Articolo 577-bis

La scelta di contestare il nuovo reato di femminicidio non è formale, ma sostanziale. Secondo le risultanze investigative, il movente rispecchierebbe perfettamente i criteri introdotti dalla nuova legge:

  • Odio e discriminazione: L’omicidio sarebbe maturato in un contesto di prevaricazione in quanto donna.
  • Repressione della libertà: Il delitto è stato identificato come un atto volto a punire la personalità della vittima o il suo eventuale rifiuto di mantenere la relazione affettiva.

Cosa prevede la norma: L’articolo 577-bis punisce con l’ergastolo chiunque cagioni la morte di una donna come atto di “controllo, possesso o dominio”, o in relazione al rifiuto della donna stessa di instaurare o mantenere un rapporto.


Un precedente per il futuro

Questo caso diventa ufficialmente il banco di prova per il sistema giudiziario italiano. La velocità con cui i PM hanno recepito la nuova fattispecie segnala la volontà dello Stato di dare un segnale forte: la violenza di genere non viene più considerata solo nei suoi effetti (la morte), ma nelle sue cause culturali e psicologiche (il dominio e il possesso).

Se Carlomagno dovesse essere condannato con questa specifica imputazione, la sentenza rappresenterebbe una pietra miliare nel contrasto ai reati contro le donne, confermando l’ergastolo come pena certa per chi uccide “perché la vittima è donna”.