Gomorra – Le Origini, il sogno prima della caduta: una Napoli del 1977 tra luce e fango

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È una Napoli immersa nel sogno adolescenziale quella in cui affonda le radici Gomorra – Le Origini, il prequel che torna là dove tutto è cominciato, prima della colpa, prima della tragedia, prima dei colori cupi che hanno segnato cinque stagioni di una delle serie più potenti della televisione contemporanea.

Siamo nel 1977, tra colori accesi, auto da corsa, abiti sgargianti d’ispirazione americana e una musica travolgenteche accompagna il desiderio di fuga e di riscatto di una generazione giovanissima. Ma accanto a questa vitalità c’è l’altra faccia della città: la povertà degli ultimi, che vivono tra i ruderi e il fango di Secondigliano, in case dove manca persino l’essenziale, come la carta igienica. È una Napoli che sogna e sopravvive, che non ha ancora conosciuto il prezzo definitivo delle proprie scelte.


Prima del peccato originale

Ai protagonisti di Gomorra – Le Origini — ragazzi alle prime armi, come la città che li circonda — manca ancora il peccato originale. È proprio questa assenza a rendere la serie diversa, quasi sospesa. La Camorra raccontata qui non è ancora la macchina di potere spietata che il pubblico ha imparato a conoscere, ma un’organizzazione immutata dal Dopoguerra, fondata soprattutto sul contrabbando di sigarette.

Non c’è ancora la ferocia sistemica, ma i segnali sono tutti lì, sotto traccia, pronti a esplodere. È un racconto di attese e di possibilità, di strade che potrebbero ancora piegare in un’altra direzione.


Il peso di un’eredità enorme

Il ritorno a Gomorra non era affatto scontato. La serie originale, tratta dal libro di Roberto Saviano, è stata un successo internazionale di proporzioni enormi, capace di ridefinire il racconto televisivo del crimine organizzato. Un’eredità così ingombrante da far “tremare i polsi” a chiunque decidesse di riprendere quel mondo.

Eppure, dal 9 gennaio su Sky, Gomorra – Le Origini tornerà per chi l’ha amata e per chi ancora non la conosce, con una voce nuova e una prospettiva diversa.


Marco D’Amore: “Bisognava sterzare”

A guidare questo ritorno c’è Marco D’Amore, che della saga è stato uno dei volti simbolo. Oggi veste i panni di supervisore e regista dei primi quattro episodi (gli altri due sono diretti da Francesco Ghiaccio), ma ammette che l’adesione al progetto non è stata immediata.

«All’inizio ho detto di no – racconta – perché nutro riconoscenza e devoto amore verso questo progetto e verso le donne e gli uomini che lo hanno sostenuto e realizzato». Quando interpretava Ciro, D’Amore era sconosciuto, proprio come lo sono oggi i giovani protagonisti del prequel.

«Sentivo di non avere la capacità di dare ancora qualcosa – aggiunge – forse avevo un pregiudizio rispetto a una strada che era stata già percorsa, e bene. Bisognava non avere il timore di sterzare. Già dalla scrittura si intuiva la diversità. Abbiamo sterzato, siamo in piedi».

Parole pronunciate durante una conferenza stampa affollatissima, segno di un lavoro collettivo e di un’attesa che resta altissima.


Un ritorno che guarda avanti

Gomorra – Le Origini non è un’operazione nostalgia né un semplice ritorno alle radici. È piuttosto un racconto di formazione, dove la luce precede l’ombra e il futuro non è ancora scritto. Una serie che sceglie di cambiare passo, di raccontare ciò che viene prima, quando tutto sembrava ancora possibile.

E forse è proprio in quel sogno adolescenziale, fragile e potente, che si nasconde la chiave per capire davvero la caduta che verrà.