Venezuela, Maduro tende la mano a Trump: “Pronti a trattare su petrolio e droga”

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In un momento di altissima tensione internazionale, segnato da attacchi mirati e minacce di escalation militare, il presidente venezuelano Nicolás Maduro sceglie la via della diplomazia (almeno a parole). In un’intervista rilasciata alla tv di stato VTV nelle scorse ore, il leader chavista si è detto disposto a sedersi a un tavolo con l’amministrazione di Donald Trump per discutere di tre temi caldi: petrolio, lotta al narcotraffico e affari economici.

“Se gli Stati Uniti vogliono petrolio dal Venezuela, il Venezuela è pronto per gli investimenti americani. Quando vogliono, dove vogliono e come vogliono”, ha dichiarato Maduro, citando esplicitamente la possibilità di nuovi accordi sulla falsariga di quelli già esistenti con il gigante Chevron.

Il mistero dell’attacco al porto

L’intervista è arrivata in un clima surreale, a pochi giorni da un evento che rischiava di far saltare ogni canale di comunicazione. La scorsa settimana, secondo fonti della CNN confermate implicitamente da Donald Trump, la CIAavrebbe condotto un attacco con droni contro una struttura portuale venezuelana.

L’obiettivo dell’operazione, definita da Trump come la distruzione di una “grande area operativa dei cartelli”, sarebbe stato un molo utilizzato dalla gang Tren de Aragua per lo stoccaggio e il carico di stupefacenti.

Nonostante l’evidente violazione della sovranità territoriale, durante l’intervista Maduro ha mantenuto un atteggiamento insolitamente cauto:

  • Silenzio sull’attacco: Il presidente si è rifiutato di confermare o smentire i dettagli del raid della CIA.
  • Risposta elusiva: Alla domanda diretta sulla distruzione del molo, ha risposto con un sibillino: “Potrebbe essere qualcosa di cui parleremo tra qualche giorno”.
  • Difesa interna: Ha però rassicurato la popolazione affermando che il Venezuela si è difeso bene e che “il nostro popolo è al sicuro e in pace”.

Un’apertura strategica

L’offerta di Maduro suona come un tentativo di allentare la pressione di Washington. L’amministrazione Trump ha infatti intensificato la sorveglianza militare nei Caraibi, colpendo negli ultimi mesi oltre 30 imbarcazioni sospettate di trasportare droga, con un bilancio di oltre 100 vittime.

Accusato dagli USA di essere a capo di un “cartello dei soli”, Maduro ha rigettato le accuse di narcotraffico, rilanciando la palla agli Stati Uniti: “Se vogliono discutere seriamente di un accordo per combattere la droga, siamo pronti. Con dati alla mano e senza intimidazioni”.