Svolta per Chico Forti: ammesso al lavoro esterno. Sarà volontario e istruttore di windsurf

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Nuova tappa nel percorso detentivo di Chico Forti. Il Tribunale di Sorveglianza di Venezia ha concesso all’ex produttore televisivo e velista il permesso per lavorare al di fuori del carcere di Verona Montorio. La decisione, basata sull’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario, arriva dopo il rigetto, avvenuto lo scorso settembre, della richiesta di liberazione condizionale.

Tra sociale e sport: le attività previste

L’istanza, presentata dalla direttrice del penitenziario scaligero e accolta dai giudici, permetterà a Forti di impegnarsi in un programma articolato che unisce formazione e solidarietà:

  • Formazione professionale: Forti frequenterà un corso per diventare pizzaiolo.
  • Solidarietà: Svolgerà attività di volontariato a supporto degli anziani.
  • Sport e disabilità: Tornerà alla sua antica passione, l’acqua, insegnando windsurf ai disabili.

Il precedente “no” alla liberazione condizionale

Solo tre mesi fa, lo stesso Tribunale aveva espresso un parere negativo sulla liberazione condizionale. In quell’occasione, i giudici avevano motivato il rifiuto sottolineando come non fossero ancora emersi nel detenuto «sentimenti di colpa o di autentico dispiacere per i familiari della vittima», oltre a evidenziare il «mancato risarcimento del danno».

Tuttavia, il regime previsto dall’articolo 21 ha finalità diverse, puntando al reinserimento graduale attraverso il lavoro e l’utilità sociale. Il percorso di Forti in Italia, dopo il trasferimento dagli Stati Uniti avvenuto nel maggio 2024, prosegue dunque con una serie di aperture: già da giugno frequentava le aule studio e da febbraio beneficia di permessi per far visita all’anziana madre a Trento.

La vicenda giudiziaria

Chico Forti sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike, avvenuto a Miami nel 1998. Nonostante la condanna definitiva negli USA, l’italiano si è sempre proclamato innocente. Il suo rientro in Italia è stato il frutto di una lunga trattativa diplomatica, e ora la giustizia italiana sta valutando i benefici previsti dal nostro sistema carcerario in base alla condotta mantenuta e ai progressi trattamentali.