Nuove, pesanti ombre si allungano sui rapporti passati tra Donald Trump e Jeffrey Epstein. Un’inchiesta esclusiva del Wall Street Journal rivela che il club di Mar-a-Lago non era solo un luogo frequentato dal finanziere (morto suicida in carcere nel 2019), ma fungeva da vero e proprio “fornitore” di personale per la sua vicina residenza in Florida.
Secondo le testimonianze raccolte, tra la fine degli anni Novanta e il 2003, il club di Trump inviava regolarmente le dipendenti del proprio centro benessere – giovani estetiste, massaggiatrici e manicuriste – presso la villa di Epstein per servizi a domicilio.
Massaggi a domicilio e segnalazioni ignorate
Il sistema sarebbe andato avanti per anni. Sebbene Epstein non fosse un socio pagante, Trump avrebbe dato disposizione di trattarlo come tale. Era solitamente la compagna di Epstein, Ghislaine Maxwell, a prenotare gli appuntamenti attraverso l’abbonamento del finanziere presso la spa del club.
Ex dipendenti hanno riferito al quotidiano statunitense che il comportamento inappropriato di Epstein era noto a tutto lo staff: l’uomo era temuto per i suoi atteggiamenti sessualmente allusivi. Persino la seconda moglie di Trump, Marla Maples, aveva espresso forti preoccupazioni, definendo Epstein “strano” e cercando di convincere il marito a interrompere ogni frequentazione con lui.
La rottura nel 2003: il caso dell’estetista diciottenne
Il legame si interruppe bruscamente solo nel 2003. La goccia che fece traboccare il vaso fu il racconto di un’estetista di appena 18 anni che, di ritorno dalla villa di Epstein, riferì ai manager del club di aver ricevuto pesanti pressioni per fare sesso.
A quel punto, un manager inviò un fax urgente a Donald Trump, sollecitando il divieto di ingresso per Epstein. La risposta dell’attuale Presidente eletto fu lapidaria: elogiò la lettera come “ben scritta” e diede il via libera per cacciare il finanziere dalla struttura.
La difesa della Casa Bianca: “Falsità e diffamazione”
La reazione dello staff di Trump non si è fatta attendere. Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha respinto duramente le accuse in una nota inviata al Wall Street Journal:
“Si tratta di falsità e insinuazioni create per diffamare il Presidente. Non importa quante volte questa storia venga ripetuta: il Presidente non ha fatto nulla di male e ha cacciato Jeffrey Epstein da Mar-a-Lago perché era una persona spregevole”.
L’inchiesta riaccende però il dibattito sulla reale profondità del legame tra i due miliardari in quegli anni, un rapporto che Trump ha più volte minimizzato descrivendolo come una semplice conoscenza tra “vicini di casa” a Palm Beach.

