In un editoriale particolarmente severo, il quotidiano economico-statunitense Wall Street Journal ha messo in discussione l’efficacia della presidenza di Donald Trump, sollevando dubbi sul suo percorso alla Casa Bianca dopo undici mesi di mandato. Secondo il commento del board editoriale, l’amministrazione non starebbe mostrando i risultati dinamici e positivi che molti osservatori — e lo stesso Trump — avevano promesso, dipingendo invece un quadro di incertezza politica e divisioni interne.
Un razzo “che non sale”
Nel pezzo lanciato oggi, il Wall Street Journal sostiene che la presidenza Trump somiglia più a un razzo che non va verso l’alto, ma lateralmente o verso il basso, piuttosto che a un’escalation di successi. Una frase che sottolinea come, a giudizio della testata, la “magia” che aveva caratterizzato la prima parte della sua carriera politica sembrerebbe affievolirsi di fronte alle difficoltà affrontate negli ultimi mesi.
Gli editorialisti citano segnali inquietanti nella politica e nell’opinione pubblica:
- Calo nei sondaggi di gradimento del presidente, che sta perdendo terreno anche nell’elettorato conservatore.
- Divisioni crescenti nella sua stessa base a Capitol Hill, dove alcuni repubblicani manifestano frizioni sulle priorità legislative.
- Tensioni all’interno del movimento Maga, con alcune figure influenti critiche su questioni sensibili come il caso Epstein e altre controversie politiche emerse negli ultimi mesi.
- Resistenza interna a politiche forti, come quelle relative all’immigrazione e alle cosiddette deportazioni ritenute da alcuni osservatori “brutali”, che avrebbero contribuito a polarizzare ulteriormente l’opinione pubblica americana.
Le critiche dell’establishment finanziario
Il Journal, giornale con una forte tradizione nel mondo finanziario e conservatore, non è nuovo a posizioni critiche verso le scelte di Trump. Nel corso del 2025 ha già sollevato obiezioni su decisioni politiche chiave — ad esempio sul modo in cui l’amministrazione ha gestito l’economia e le relazioni commerciali con partner globali — giudicate incoerenti o contraddittorie rispetto alle promesse elettorali.
Il tono odierno dell’editoriale segnala un rapporto teso tra il presidente e una parte dell’establishment conservatore economico, che per anni è stato più incline a sostenerlo. Il Wall Street Journal rappresenta una voce influente — anche tra ambienti imprenditoriali e istituzionali — e la sua critica riflette, secondo alcuni analisti, una crescente frustrazione nei confronti dell’incertezza politica e delle politiche non allineate alle attese di mercato.
Impatto politico e reazioni possibili
Se da un lato Trump gode ancora di un solido nucleo di sostenitori, dall’altro queste prese di posizione da parte di un quotidiano tradizionalmente conservatore potrebbero complicare la percezione pubblica della sua leadership. L’editoriale non cita nomi propriamente espliciti, ma il messaggio è chiaro: l’era del carisma e del “tocco magico” non sembra produrre i risultati concreti sperati.
Il dibattito si inserisce in un contesto politico molto acceso negli Stati Uniti, con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine e le crescenti pressioni interne ed esterne su diversi fronti di politica nazionale e internazionale. La reazione dell’amministrazione Trump a queste critiche sarà probabilmente un tema centrale nelle prossime settimane, soprattutto mentre il presidente cerca di consolidare il proprio consenso in vista delle future sfide elettorali.
