Tornerà in classe il bambino messinese di 11 anni con una diagnosi di disturbo dello spettro autistico grave, sospeso dopo aver dato una pacca sulle parti intime a una compagna di scuola. La decisione di sospendere l’alunno aveva sollevato polemiche e acceso il dibattito sul trattamento dei minori con disabilità nelle scuole italiane. La mamma del ragazzino si era rivolta al Garante per la disabilità, sostenendo che il gesto non fosse compiuto con malizia e avanzando il sospetto che la sospensione fosse stata usata come pretesto per allontanarlo.
La vicenda aveva avuto inizio quando la dirigente dell’istituto ha convocato un consiglio straordinario in seguito all’episodio tra i due alunni. Il consiglio ha deciso di sospendere il bambino e di obbligarlo alla frequenza delle attività didattiche per cinque giorni, una misura che secondo la famiglia appariva sproporzionata e discriminatoria. La madre ha definito il provvedimento disciplinare come “un atto di bullismo nei confronti di un bambino disabile”, sottolineando l’esigenza di un approccio educativo adeguato alla sua condizione.
L’intervento del Garante per la disabilità è stato decisivo per chiarire la situazione e garantire il diritto all’istruzione del minore. Grazie all’analisi del caso e al confronto con la scuola, il provvedimento disciplinare è stato annullato e il bambino è stato riammesso in classe. La decisione conferma la necessità di tutelare i minori con disabilità, riconoscendo le differenze nelle loro capacità di comprensione e di controllo dei comportamenti.
L’episodio ha acceso una riflessione più ampia sulle politiche scolastiche in materia di inclusione e gestione dei comportamenti nei bambini con disturbi dello spettro autistico. Educatori, genitori e istituzioni sono chiamati a collaborare per garantire un ambiente scolastico sicuro e rispettoso, in cui la disciplina sia bilanciata con l’attenzione alle specifiche esigenze dei ragazzi con disabilità. La riammissione del bambino messinese rappresenta un passo avanti verso una scuola più inclusiva e attenta alla tutela dei diritti degli alunni vulnerabili.
Il caso ha anche sottolineato l’importanza di strumenti istituzionali come il Garante per la disabilità, in grado di intervenire quando le decisioni scolastiche rischiano di penalizzare ingiustamente gli studenti con bisogni educativi speciali. L’auspicio dei genitori e degli esperti è che episodi simili possano in futuro essere gestiti con maggiore sensibilità, evitando conflitti e garantendo la continuità educativa dei minori con disabilità.
