Massima allerta in Nord America e nei Caraibi dopo il dispiegamento della portaerei statunitense “USS Gerald R. Ford” di fronte alle coste del Venezuela. La mossa, riportata dal Washington Post, segna una delle sfide più significative per il presidente Nicolas Maduro dal suo insediamento nel 2013, erede del progetto politico di Hugo Chávez. La presenza della nave americana, la più tecnologicamente avanzata e pesante della Marina Usa, riflette le crescenti tensioni tra Caracas e Washington e il timore di possibili operazioni militari o interventi contro presunti centri del traffico di droga gestiti dal regime venezuelano.
Trinidad e Tobago ha reagito immediatamente, dichiarando lo stato di massima allerta e richiamando le truppe alle basi, attivando il livello di “allerta uno”. Il piccolo Stato insulare, situato a poche miglia dalla costa venezuelana, teme di essere coinvolto direttamente in eventuali operazioni militari o di dover gestire un afflusso improvviso di profughi in caso di escalation. La mobilitazione riflette la preoccupazione dei Paesi caraibici per la stabilità regionale, mentre le autorità americane continuano a monitorare attentamente le attività militari e logistiche in Venezuela.
Gli Stati Uniti sospettano che alcune strutture militari venezuelane siano utilizzate come basi logistiche per il traffico internazionale di stupefacenti, gestite da membri di spicco del governo Maduro. Porti e aeroporti sotto controllo militare sono considerati nodi cruciali delle reti di narcotraffico dirette verso l’America del Nord. Dal settembre scorso, gli Usa hanno condotto attacchi aerei su navi sospettate di trasportare droga, nell’ambito di una strategia più ampia volta a colpire i vertici dei cartelli e le infrastrutture di supporto.
Fonti riportate dal Miami Herald indicano la possibilità di attacchi imminenti, forse entro giorni o ore, finalizzati a “decapitare la gerarchia del cartello” e interrompere le rotte del traffico di droga. Il presidente Donald Trump, pur smentendo ipotesi di un intervento terrestre imminente, ha indicato la lotta al fentanyl come priorità del suo secondo mandato, in risposta all’emergenza overdose negli Stati Uniti. La situazione resta quindi estremamente delicata, con le acque dei Caraibi e la regione venezuelana sotto stretto monitoraggio internazionale.
