Da impiegata al volante di un gigante da 500 cavalli: Consuelo, la camionista che ispira le donne

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C’è chi sogna un ufficio con vista magari a Dubai o a New York e chi, come Consuelo Viola, sogna la strada. A 36 anni, questa ragazza di Calice Ligure ha compiuto il “grande balzo”, lasciando un lavoro da impiegata sicuro e a pochi metri da casa per inseguire un’ambizione in un mondo tradizionalmente maschile: diventare camionista internazionale. Oggi Consuelo non risponde più al telefono in un ufficio assicurativo, ma viaggia al volante di un possente Volvo FH da 500 cavalli, gestendo 40 tonnellate di carico su un semirimorchio da 13 metri. Le sue rotte? Un continuo viavai tra la Francia e le acciaierie del Nord e Centro Italia per la ditta Ravera di Campochiesa ad Albenga.
La decisione, maturata nell’ultimo anno, non è stata facile. Consuelo non è “figlia d’arte” né ha avuto modelli da seguire. Lavorava in un posto fisso e comodo, ma il richiamo della strada era troppo forte. “Non mi sono mai posta ostacoli. Semplicemente ho sempre avuto questo sogno,” spiega.


La scintilla decisiva, racconta, è scoccata dopo un evento doloroso: la morte della sua amata golden retriever, Twinkle. Un lutto che ha rimescolato le priorità e le ha dato il coraggio di stravolgere tutto. “La filosofia è che i sogni si inseguono, a volte si guidano,” afferma con un sorriso.
L’annuncio del cambio di vita ha scatenato reazioni contrastanti. In famiglia, dove nessuno aveva mai affrontato la vita dura del trasporto su gomma, è scoppiato un “finimondo”. Il padre, Graziano, pur esprimendo preoccupazione, l’ha ammonita: “Se c’è una cosa difficile, ti ci butti a capofitto”. Un sostegno inaspettato è arrivato dalla madre, Daniela, che ha visto nella figlia il coraggio che a lei era mancato per l’opposizione del nonno.


La trafila per ottenere le patenti superiori e l’ambita CQC (Carta di Qualificazione del Conducente) ha richiesto notti intere di studio, frequentando i corsi fino alle 22 appena uscita dall’ufficio. Nonostante l’impegno, a maggio 2023 il sogno si è concretizzato: “Ho preso la patente al primo colpo,” racconta con orgoglio.
In cabina, Consuelo si sente “finalmente realizzata”. Ama guidare in ogni contesto, a tal punto da affermare: “Mi metti in mano un trattore? Guido pure quello”. Dopo un inizio con un potente Scania 580, ora si coccola il suo Volvo, che definisce affettuosamente “un cruscotto che sembra un’astronave”.
Ma la missione di Consuelo va oltre il trasporto di rottami o terriccio. Utilizzando i social network, risponde a decine di giovani donne desiderose di emularla. Il suo obiettivo è sfatare i pregiudizi e ispirare. “Voglio essere d’ispirazione per far capire che una donna che guida un camion non è un’aliena. Se mai è una inarrestabile”.
Il lavoro è duro, ammette. Si scontra con la fatica di trovare posti sicuri e puliti per riposare, con la giungla delle strade e, talvolta, con il sessismo di magazzinieri che “ci provano” o di addetti che la guardano “con aria di sufficienza perché sono una donna”. Eppure, per Consuelo, che ha ancora “molto da imparare”, ogni chilometro percorso è la conferma di aver fatto la scelta giusta. La strada è la sua nuova casa, e il suo coraggio è la sua migliore bussola.