di Umberto Zollo
Dal Piemonte alla Bolivia, passando per Roma, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) ha segnato un’altra settimana di successi nel recupero di opere e reperti sottratti alla memoria collettiva. Tra il 6 e il 7 ottobre 2025, tre distinte operazioni hanno riportato alla luce pagine dimenticate della storia italiana e internazionale, in un mosaico che intreccia legalità, cultura e cooperazione tra Stati.
A Torino, presso l’Archivio Storico della Città, sono state restituite cinque lettere autografe di Re Carlo Alberto, trafugate in epoca imprecisata dal fondo della famiglia Pes di Villamarina. Le missive, datate tra il 1835 e il 1836, trattano temi politici e militari, fino alla nomina del generale Michele Taffini d’Acceglio al comando dei Carabinieri Reali.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Torino, sono nate dal controllo del mercato antiquario e dalla segnalazione di una libreria torinese.


“Si è trattato di un lavoro di collaborazione che ha permesso di restituire al patrimonio collettivo documenti di grande valore storico”.
La cerimonia di restituzione si è svolta alla presenza dell’assessore Rosanna Purchia e della soprintendente Deneb Teresa Cesana, in un contesto sobrio ma denso di significato.
Sempre il 6 ottobre, a Roma, un antico vaso cerimoniale della cultura Tiwanaku, risalente tra il V e l’XI secolo d.C., è tornato allo Stato Plurinazionale della Bolivia. Il reperto, sequestrato nel 2024 al confine svizzero durante un controllo doganale, è risultato essere un Keru, coppa rituale usata per sancire alleanze e rappresentare il divino.
Le indagini della Procura di Verbania e gli accertamenti con esperti boliviani hanno confermato la provenienza illecita del manufatto, sottratto a un sito archeologico e poi finito sul mercato nero.


“Queste restituzioni non sono solo atti giudiziari, ma gesti di rispetto verso la storia dei popoli”.
Il giorno successivo, 7 ottobre, nel suggestivo scenario di Palazzo Chiablese a Torino, il Nucleo TPC ha presentato la restituzione di oltre 250 reperti archeologici provenienti da una collezione privata. Tra i materiali figurano ceramiche apule, etrusche, messapiche, umbre e romane, di epoca compresa tra l’VIII e il II secolo a.C.
Alla conferenza hanno partecipato il soprintendente Corrado Azzollini, l’avvocato dello Stato Tiziana Pisani e il tenente colonnello Giuseppe Marseglia, comandante del gruppo TPC di Monza.
“Ogni reperto recuperato è un frammento di storia che torna a essere di tutti”.
Le tre operazioni, pur diverse per natura e luogo, condividono un filo conduttore: la difesa dell’identità culturale. I Carabinieri TPC, in costante collaborazione con Procure, Soprintendenze e autorità straniere, continuano a contrastare il traffico illecito di beni culturali, un fenomeno che sottrae ogni anno migliaia di opere al patrimonio collettivo.
La recente normativa italiana del 2022, che punisce con la reclusione fino a sei anni chi importa o commercia beni culturali provenienti da reati o scavi illegali, rappresenta un ulteriore strumento di tutela.
Questa settimana di restituzioni, dalle lettere di un re ai vasi di una civiltà preincaica, fino ai reperti delle antiche popolazioni italiane, mostra come la tutela del patrimonio non sia solo un compito di polizia, ma una missione culturale e morale.
Dietro ogni oggetto recuperato c’è la volontà di ricucire la storia, restituendo alla collettività ciò che le appartiene.
“Restituire un bene significa restituire identità e conoscenza”, hanno concluso i Carabinieri del TPC.
