La raffineria di Kirishi, una delle più grandi della Russia, è stata colpita da un attacco con droni ucraini nella regione di Leningrado. A confermarlo è stato il governatore regionale Alexander Drozdenko, spiegando che l’impianto, noto anche come Kirishinefteorgsintez o Kinef, rappresenta uno dei pilastri dell’industria petrolifera russa con una capacità di lavorazione superiore a 17 milioni di tonnellate di greggio all’anno. Secondo Drozdenko, la difesa aerea russa ha intercettato tre droni nell’area, ma i rottami di uno di essi si sono schiantati all’interno del complesso industriale, provocando un incendio. Le fiamme sono state successivamente domate e non si registrano vittime.
Immagini e video diffusi dal canale di informazione indipendente russo Astra mostrano una grande esplosione e alte colonne di fuoco e fumo provenire dalla raffineria di Kirishi dopo l’attacco. L’impianto, controllato da Surgutneftegaz, raffina circa 17,7 milioni di tonnellate di petrolio all’anno, pari a circa il 6,4% della produzione complessiva della Russia, ed è considerato strategico al pari della raffineria di Ryazan. Si trova a oltre 800 chilometri dal confine con l’Ucraina, ma nonostante la distanza è già stato preso di mira dall’intelligence militare ucraina (Hur) con un precedente attacco avvenuto nel marzo 2025.
Questo nuovo raid arriva a pochi giorni di distanza da uno dei più massicci attacchi con droni contro l’Oblast di Leningrado dall’inizio della guerra su vasta scala. Nella notte del 12 settembre i droni del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu) hanno colpito anche il porto petrolifero di Primorsk, il più grande della Russia sul Mar Baltico, causando incendi a una nave e a una stazione di pompaggio e costringendo a sospendere le spedizioni di petrolio.
Negli ultimi mesi Kiev ha intensificato gli attacchi contro l’industria petrolifera russa, con l’obiettivo di colpire una delle principali fonti di finanziamento della macchina bellica di Mosca. Le autorità ucraine considerano le raffinerie russe come obiettivi legittimi, sostenendo che la loro distruzione indebolisca la capacità della Russia di proseguire la guerra.
