Dopo quasi due decenni di latitanza, è finita la fuga di Durin Lusha, 52 anni, considerato il capo di un’organizzazione criminale italo-albanese dedita in particolare allo sfruttamento della prostituzione. I Carabinieri lo hanno localizzato seduto tranquillamente a un tavolino di un bar, nella periferia di Taviano, grazie al riconoscimento di un tatuaggio raffigurante una donna seminuda sull’avambraccio destro.
Dettagli dell’arresto
Lusha, che credeva di aver eluso la cattura rifugiandosi sotto false generalità, era sorpreso a sorseggiare un drink quando i militari lo hanno riconosciuto. Pur tentando un depistaggio iniziale, dichiarando false generalità e mostrando documenti contraffatti, il tatuaggio lo ha tradito e ne ha permesso l’identificazione immediata attraverso le banche dati della Polizia.
Il passato criminale
Lusha era latitante dal 2006, in seguito a una condanna definitiva a 10 anni per delitti legati ad associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. I fatti risalgono agli anni tardi anni ’90 e primi 2000, quando l’organizzazione italo-albanese da lui diretta era stata smantellata dall’autorità giudiziaria. La cattura è avvenuta dopo una condanna definitiva emessa dalla Corte d’Appello di Lecce.
Il destino di Lusha
Subito dopo l’arresto, Durin Lusha è stato trasferito nel carcere di Borgo San Nicola a Lecce, dove sconterà la sua pena residua. Intanto, proseguono le indagini per individuare eventuali complici che lo avrebbero aiutato a sfuggire alle forze dell’ordine per quasi vent’anni.
L’arresto di Durin Lusha è il risultato di una capillare memoria visiva delle forze dell’ordine e di un lavoro investigativo instancabile, in collaborazione con le banche dati nazionali. Una conferma che, nonostante i passaggi del tempo, l’identità criminale può essere scoperta anche dai più piccoli dettagli, come un tatuaggio rimasto in vista. Se vuoi, posso seguirti con ulteriori aggiornamenti sul caso o approfondire le tecniche investigative che hanno portato alla cattura.


